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I tremendi giorni dell’alluvione di Goro

Sono passati 56 anni, ma il terrore di quella notte resta impresso nella mente dei cittadini

GORO. Già da diversi giorni la preoccupazione era tanta, massima l’allerta, il forte vento di scirocco stava mettendo a dura prova gli argini a mare, si pregava che il vento di scirocco diminuisse la sua furia, invece il 12 novembre del 1958 all’una e venti circa l’argine della marina davanti a Ca’ Romanina cedette invadendo il Bonello appena bonificato, la speranza era che l’argine di protezione tra il Bonello e l’abitato di Goro facesse da scudo, e in parte lo fece, ma alle prime luci dell’alba l’acqua incominciò ad invadere il paese che in poche ore l’intero paese si trovò completamente invaso: una tragedia annunciata. I goranti poco propensi a piangersi addosso, cercarono con tutte le loro forze di salvare il salvabile, gente temprata abituata a lottare per la sopravvivenza, si sono buttarono dietro alle spalle i loro guai, e nel giro di poche ore, con i loro battelli (batlin), portarono quel poco che erano riusciti a salvare, donne e bambini sull’argine del Po. Nei giorni successivi cominciarono ad arrivare i primi aiuti, ma intanto il paese erano rimasti solo gli uomini, considerato il pericolo e la mancanza di generi di sopravvivenza. I più fortunati erano coloro che avevano la casa a due piani, una minoranza, ma che comunque servì a tante persone per rimanere a Goro in attesa che l’acqua che aveva invaso il paese tornasse in mare. Nei primi mesi del 1959, le acque grazie al lavoro svolto dagli uomini del paese e dai soccorritori tornarono nel loro alveo naturale, la pesca riprese, tra la primavera e l’estate le donne i bambini che erano sfollati tornarono a casa. La volontà e la forza determinarono nei decenni successivi uno straordinario riscatto sociale ed economico, che ha fatto di Goro un paese dove la qualità della vita è superiore a tante altre realtà.

Odino Passarella

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