Quotidiani locali

LA SETTIMANA

«Superiamo il “si è fatto sempre così”»

«È la frase con la quale qui si troncano le discussioni». Intervista di Natale al vescovo Negri: tradizionalista nell’innovazione

FERRARA. Ha visto Benigni in televisione raccontare in due puntate i Dieci Comandamenti, e lo promuove. L’arcivescovo di Ferrara Comacchio intravede nel succo di quella trasmissione il suo pensiero pastorale: il ritorno al senso dell’uomo e quindi al mistero di Dio.

Monsignor Luigi Negri nell’intervista natalizia che rilascia alla Nuova Ferrara coglie una ulteriore occasione per sferzare i ferraresi. Il locale terreno di fede va ancora dissodato. E per dirlo Negri rinnova l’ossimoro utilizzato nel 1985 dal cardinale Giacomo Biffi da Bologna per scolpire lo stato spirituale dell’Emilia di allora: “sazia e disperata”.

L’arcivescovo non riserva critiche nemmeno al tradizionalismo ferrarese, che innerva le relazioni sociali, economiche, ecclesiali e politiche: «Vuole che le dica qual è l'espressione con la quale si troncano le discussioni qui, a tutti i livelli? "Si è sempre fatto così"». Negri, ritenuto un campione del tradizionalismo, risolve così la questione: «Guardi, la tradizione si rinnova oppure muore». A pochi giorni dal Natale con il clima e le attese che richiama, mi pare che l’intervista - molto franca - all’arcivescovo valga quanto un editoriale. Eccolo qua.

Anche lei ha seguito in tivù Roberto Benigni alle prese con i Dieci Comandamenti? Le è piaciuto?

«Certo. Ho visto qualche piccolo tratto. E ripeto una cosa che ho sempre sostenuto: la coscienza religiosa intesa come domanda di senso è molto più radicata, è molto più diffusa di quanto noi pensiamo. Dieci milioni di italiani hanno seguito il programma, questa è una lezione che dovremmo meditare tutti, cattolici e no. E poi il successo è da cercare nella straordinaria capacità di comunicazione di Benigni».

La formula della buona riuscita?

«Ha parlato di Dio come di una presenza, di uno che ci viene incontro, apre la sua vita a noi e noi siamo costretti ad aprire la nostra vita a lui.

Penso che al di là di certe flessioni di carattere laicistico, Benigni ha saputo risvegliare e potrebbe risvegliare una domanda religiosa in realtà sempre più vasta».

Nella sua lettera di Natale ha sollecitato i preti ferraresi a scindere con attenzione il sentimento religioso dalla fede solida.

«I preti non hanno soltanto la funzione di sollecitare il senso religioso, ma poi di educarlo. E il senso è quello autentico della fede cattolica. Voglio solo rilevare che uomini come Benigni dissodano felicemente un terreno che resterebbe incolto e incoltivabile».

La Ferrara della fede a che livello di coltivabilità è? Che cosa c'è da dissodare ancora nella nostra arcidiocesi?

«Mi pare di essere nella stessa situazione che evoca l'adagio latino si parva licet componere magnis, cioè se è lecito confrontare le cose piccole con le grandi.

È la stessa situazione in cui si ritrovò il cardinale Giacomo Biffi appena arrivato a Bologna. I ferraresi vanno aiutati a ritrovare il terreno duro della domanda di senso. Là, allora, a Bologna, questa domanda di senso stava sotto uno spessore di sazietà e di disperazione, come diceva il cardinale nella sua felicissima intuizione».

Era anche una felicissima intuizione giornalistica. Altri tempi, monsignore. C'era ancora un filo di comunismo, non c'era la crisi, piuttosto imperava il benessere.

«Emilia sazia e disperata. In questa terra si accomuna un malinteso senso della tradizione culturale, sociale, politica. Essa non viene mai messa in discussione: sopravvive a se stessa.

Il lavoro è impervio. Vuole che le dica qual è l'espressione con la quale si troncano le discussioni qui, a tutti i livelli, anche in quello ecclesiastico? "Si è sempre fatto così"».

Sa che è strano sentire dire queste cose da un vescovo noto per il suo legame con la tradizione… Da Negri il tradizionalista.

«Guardi, la tradizione si rinnova oppure muore. La tradizione si perde in due sensi che sono equipollenti. Se è conservata come un valore assoluto in se e per se, allora produce il tradizionalismo. Se invece viene combattuta, proprio il combattimento costituisce la novità stessa, e questo è il rivoluzionarismo moderno contemporaneo.

Per me, invece la tradizione, è un valore da riprendere. L'idea fondamentale di Wojtyla all'apertura del sinodo di Cracovia era infatti la riforma nella tradizione».

Quanto dosaggio di fede è necessario per affrontare la crisi economica, ma anche morale e religiosa?

«Il dosaggio della fede dovrebbe implicare il recupero della solidarietà come virtù fondamentale.

San Giovanni Paolo II ci ha insegnato che nella sua radice religiosa la solidarietà - espansione perfettamente laica - equivale alla carità. I nostri concittadini, amici, di qualsiasi affiliazione ideologica, dovrebbero intuire che il problema immediato è il bisogno di rigore».

Sta facendo riferimento a un nuovo rigore morale, etico, sociale...

«Nessun tipo di crisi si risolve semplicemente sul piano delle istituzioni o degli equilibri nuovi se l'uomo non cambia. Uomo che è implicato a tutti i livelli.

Ma l'uomo non può cambiare - come diceva Benedetto XVI - se non tende a passare da un'antropologia dell'egoismo a un'antropologia della gratuità».

Il suo augurio ai ferraresi?

L'ho detto nel messaggio all'arcidiocesi. Viviamo in un tempo tremendo. Sono inorridito dai massacri di massa in Siria e in Iraq, dalla strage degli innocenti nella scuola pakistana. Sembra che non si sia toccato il fondo, ma che questo sia l'inferno. Credo avesse perfettamente ragione Bernanos quando affermava che l'uomo sulla Terra può costruire l'inferno. Questa malvagità che sembra irresistibile può essere vissuta come un urlo per ritrovare il mistero dell'uomo e poi il mistero di Dio. Appunto il ritrovamento è il mio augurio.

Perché se si medita sulla constatazione tremenda di ciò che siamo costretti a vivere o ad assistere diventa immediato il grido di San Paolo che ci libererà da questo corpo di morte. Credo che dentro questa avventura di ritrovamento del mistero dell'uomo e quello di Dio ci stia statisticamente una grossa parte di cittadini di Ferrara».

Stefano Scansani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Ferrara Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PUBBLICARE UN LIBRO

Sconti sulla stampa e opportunità per gli scrittori