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Sisma, escluso il nesso con gli scavi di Casaglia

Tavola rotonda sul rischio geologico nel Ferrarese, i dubbi dopo il terremoto Le zone del cratere dichiarate critiche per la presenza del materasso alluvionale

La tavola rotonda promossa ieri al Museo di storia naturale in collaborazione con l’associazione Naturalisti ferraresi, ha affrontato attraverso 5 diverse angolazioni il tema “Il rischio geologico in Italia e nel ferrarese davanti al cambiamento climatico”. Il primo intervento del professor Massimo Coltorti di Unife si è basato sull’ipotesi che l’Italia sia veramente un paese ad alto rischio e la risposta è stata affermativa. «Uno dei nostri obiettivi è di passare al pubblico le informazioni e i concetti di cui siamo portatori sui problemi di rischio geologico. Dopo il terremoto del 2012 infatti, si era sparsa l’idea che l’acqua calda di cui usufruiamo, derivasse addirittura dalla nascita di un vulcano, cosa da escludere assolutamente. E questo dimostra la profonda e diffusa ignoranza geologica. Faccio parte della commissione nazionale grandi rischi composta oggi da 60 persone suddivise nelle sezioni: vulcanica, sismica, idrometeorologica, chimica e incendi e non intercomunicanti, ma quello che ci accomuna è che l’Italia è soggetta a ognuno di questi rischi». Antonella Sileo, dell’ordine dei geologi dell’Emilia Romagna, è entrata più nello specifico chiedendosi: «Davvero rischio anch’io?». Ovvero il rischio c’è per ognuno di noi? Purtroppo risposte affermative. Dopo essere partita dall’esame complessivo del nostro Paese è arrivata alla zona di Mirabello, Sant’Agostino, Vigarano già dichiarate a rischio terremoto 22 anni fa dai geologi per la presenza del “materasso alluvionale”. «La nostra pianura padana, legata alle sabbie degli alvei alluvionali e allo scenario delle bonifiche è a rischio allagamenti. Altri studi riferiti invece alla zona di Mirabello avevano affermato che non vi era il pericolo di liquefazione mentre il fenomeno si è verificato; altri rischi sono presenti nelle zone di Brazzolo (Copparo) e Cassana dove il terreno è particolarmente argilloso e gli effetti sulle strade e le abitazioni si sono visti recentemente». Una nota positiva è venuta invece da Antonio Scaglioni, geologo di Modena, che ha parlato dei problemi geologici nei bacini del Secchia e del Panaro, che influenzano decisamente la situazione del Po. «Aver smesso di disboscare gli Appennini, di ararli e aver costruito alcuni laghi artificiali - ha dichiarato - ha notevolmente migliorato la situazione. Ma ci siamo dimenticati degli argini dei fiumi che sono spesso devastati dagli animali per cui è necessario che vadano controllati adeguatamente». Un’animalista presente ha cercato di controbattere la tesi ma l’ha avuta persa per cui ha abbandonato seccata l’aula.

Siamo ritornati con il professor Giovanni Santarato, docente di geoficisca a Unife, alla “Geotermia di Casaglia: rischi connessi?” Facendo riferimento ai risultati a cui è giunta dopo il terremoto la commissione Ichese, il relatore ha riferito che il legame fra gli scavi a Casaglia della geotermia e il terremoto del 2012 sono da escludere. «L’attività iniziò negli anni 90 e non ci sono mai stati segnali anche di minimi eventi sismici». Ha chiuso l’incontro Riccardo Riccelli della Protezione Civile di Ferrara che ha parlato dell’importanza dell’informazione della popolazione a cominciare dalle scuole. Moderatrice è stata Carla Corazza.

Margherita Goberti

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