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Altri profughi in arrivo, le case non bastano

Profughi in città

Insufficienti le strutture private nei dieci comuni che già ospitano rifugiati A ognuno di loro 2,5 euro al giorno. Due donne incinte: neonati ‘ferraresi’

Ieri non sono arrivati a Ferrara i 23 nuovi profughi preannunciati dal ministero, e non è detto che il giorno buono sia oggi. L’organizzazione di questi trasferimenti è soggetta a troppe variabili per produrre risultati certi. «La settimana scorsa ci avevano detto che, il giorno successivo, ci avrebbero inviato 13 donne - racconta Maurizio Pesci, direttore dell’Asp, che è capofila dell’organizzazione ferrarese del progetto Sprar di accoglienza - Così ci siamo attivati con la Caritas, senza n ...

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Ieri non sono arrivati a Ferrara i 23 nuovi profughi preannunciati dal ministero, e non è detto che il giorno buono sia oggi. L’organizzazione di questi trasferimenti è soggetta a troppe variabili per produrre risultati certi. «La settimana scorsa ci avevano detto che, il giorno successivo, ci avrebbero inviato 13 donne - racconta Maurizio Pesci, direttore dell’Asp, che è capofila dell’organizzazione ferrarese del progetto Sprar di accoglienza - Così ci siamo attivati con la Caritas, senza nemmeno sapere la nazionalità di queste donne. Alle 12 di quel giorno ci hanno comunicato che si era scesi a 9, e quando siamo andati a prenderle a Bologna, erano solo 5. Le altre? Se n’erano andate, visto che sono libere di scegliere se accettare o meno le offerte d’accoglienza». Ora queste donne sono ospitate in città, due di loro sono incinte: è possibile che i loro bambini siano i primi figli di profughi del nuovo millennio nati a Ferrara.

Sì, perché l’ospitalità al femminile è una novità degli ultimi tempi, per la nostra provincia. Dei 352 profughi presenti sul nostro territorio, e giunti a partire da marzo 2014 a seguito dell’attivazione delle operazioni Mare Nostrum e Triton, solo 16 sono donne. Le carrette del mare ci hanno portato cittadini del Mali, Gambia, Senegal e Nigeria, ai quali si aggiungono afghani e pachistani che hanno raggiunto l’Italia via terra, in autonomia. La rete di assistenza formata dal raggruppamento guidato dall’Asp, e composto da Caritas, Nadiya, Viale K, Don Calabria, gruppo Filippo Franceschi, Camelot e Ballarò, con il quale collabora l’Associazione accoglienza di don Lazzarato, assiste i residenti asilo in comunità e appartamenti affittati da privati cittadini in dieci comuni. Il grosso è diviso tra Ferrara città (98 persone) e frazioni (111 ospitati), seguono Fiscaglia (30), Comacchio (25), Bondeno (21), Codigoro (20), V igarano Mainarda (15), Argenta (14), Copparo (8), Cento (7) e Ostellato (3).

C’è posto per ospitarne altri? Risulta che l’assessore Chiara Sapigni stia cercando di coinvolgere altri privati in comuni non ancora toccati da questa realtà, perché gli spazi a disposizione si sono ormai esauriti. Le singole amministrazioni non sono coinvolte direttamente (c’è chi, come Bondeno, non mostra grande disponibilità), mentre i privati hanno rapporti direttamente con l’Asp. E anche Federalberghi Emilia Romagna si è detta disponibile a dare una mano. Potrebbe essere necessario costituire un centro di smistamento-ponte anche a Ferrara, in attesa di trovare posto ai nuovi arrivi.

Altra domanda frequente: è vero che ai profughi viene dato denaro contante? «A loro viene riconosciuto cash una cifra di 2,5 euro al giorno pro-capite, tutto il resto di cui hanno bisogno, dall’abbonamento all’autobus per chi è ospitato fuori città ai corsi di lingua italiana, dall’assistenza legale fino a vitto e alloggio, viene fornito come servizio di cui hanno diritto» sottolinea Pesci. I soldi spesi vengono rimborsati dal ministero dell’Interno.

C’è peraltro chi, come don Bedin (vedi articolo sotto), considera pochi i circa 400 migranti arrivati finora, «e se diventassero mille? Ritengo che sia forse la più grande opportunità che ci poteva succedere» dice il sacerdote da sempre impegnato con Viale K nell’assistenza agli ultimi. Il concetto è che, in una società invecchiata come la nostra, siano proprio questi 20-25enni, adeguatamente selezionati e integrati, a dare una spinta utile dal punto di vista lavorativo alle nostre imprese. Eppure, conclude, ci sono anche parrocchie «che fanno di tutto per non avere immigrati».

Stefano Ciervo

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