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L’arcivescovo torna sul tema dopo la polemica con don Bedin

Negri: «Solo don Valenti può parlare di carità»

«Se la carità non è intelligente non è carità, così come se l'intellingenza non culmina nella carità non è intelligenza». Non fa mai menzione a don Bedin, il vescovo Luigi Negri nella sua omelia dell'...

«Se la carità non è intelligente non è carità, così come se l'intellingenza non culmina nella carità non è intelligenza». Non fa mai menzione a don Bedin, il vescovo Luigi Negri nella sua omelia dell'1 maggio, ma il riferimento agli interventi del 'prete di frontiera' che ha proposto di accogliere mille immigrati ringraziando poi il suo vescovo di sopportarlo, è evidente. Anche perché Negri ha ringraziato solo don Paolo Valenti «per il grande lavoro che in decenni ha profuso affinché la nostra diocesi fosse una diocesi d'intelligente carità e don Paolo ha saputo sintetizzare mirabilmente questi due aspetti. Colgo l'occasione di ricordare - ha detto anche il vescovo - oltre che a lui che lo sa già bene, a tutti che con Paolo è l'unico presbitero della nostra diocesi, dopo l'Arcivescovo e il Vicario generale, che è autorizzato a rappresentare la posizione e le opinioni della Chiesa di Ferrara-Comacchio sulle questioni relative alla caità e a quant'altro ad essa connesso».

I nuovi arrivi di profughi, annunciati da giorni, sembrano rinviati alla prossima settimana, e dovrebbero essere meno consistenti di quanto previsto (una quindicina, probabilmente). La task force di accoglienza, guidata dall’Asp, sta ragionando su come accoglierli rafforzando la funzione di hub che nei mesi scorsi ha ricoperto l’ostello di porta Mare. In certi momenti sono stati una quarantina i profughi che attendevano di essere smistati altrove. Non si punta, invece, su alberghi (l’agriturismo di Porporana impiegato è un’eccezione) nè strutture come l’ex caserma, ma su appartamenti sfitti.

Tornando a Negri e alla sua omelia dell’1 maggio, c’è stato spazio per il ricordo «degli uomini che nell'esercizio delle loro attività lavorative sono morti, e non possiamo non evocare la seria condanna per quanto molte volte è accaduto e accade a causa di una non adeguata responsabilità nei confronti delle esigenze dei diritti minimi di sicurezza sul lavoro. Non possiamo non ricordare - ha insistito il vescovo - anche quella schiera numerosissima di lavoratori che sono morti, anche a distanza di anni, per le conseguenze di ripetute esposizioni tossiche, in un ambiente di lavoro vissuto senza alcuna difesa da chi aveva la responsabilità di farlo per il bene loro e dell'ambiente. Questo immenso popolo, vittima oscure congiure internazionali, è il popolo di colo che sul lavoro sono morti per negligenze colpevoli e mai adeguatamente punite, ma è anche il popolo che ha subìto e subisce le conseguenze fisiche, psicologiche e ambientali di scelte meramente affaristiche».

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