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El Kote, artigiano dell’arte «La mia vita sulla strada»

Buskers: il giocoliere cileno incanta con acrobazie e arrampicate impossibili «Nel mio Paese non torno, sono stato picchiato perché volevo esibirmi»

Il Festival Buskers non è solo musica, ma include una vasta presenza di artisti di strada a tutto tondo: giocolieri, cartomanti, otomanti (persone che leggono l'orecchio descrivendo il tuo carattere, spesso carpendoti segreti o progetti che non avresti rivelato a nessuno). Tra i giocolieri che stanno riscuotendo più successo, basta citare El Kote e Paco. La stessa Rebecca Bottoni, responsabile musicisti accreditati, li definisce «due tra gli artisti più affidabili e finora questa fiducia non è mai stata tradita».

El Kote, nome d'arte di José Miguel Orellana Diaz, impressiona subito positivamente per la sua aria scanzonata da “ragazzo” ribelle e anticonformista. «Sono cileno, ma adesso abito a Tolosa, in Francia, con i miei bambini. Sono autodidatta, ho imparato l'arte della giocoleria stando su strada per 15 anni. Ho viaggiato tanto, ho abitato per tre anni in Brasile, in Europa per 11, sempre esibendomi. Ho fatto di tutto, dall'arte di strada, ai festival alle convention. Ho iniziato per caso, mio fratello detto El Mao (anche lui artista di strada) mi ha regalato un gioco. Quando ho iniziato l'Università, presto mi sono reso conto che ero più attratto da questi giochi che non dalla lezione. Quindi ho deciso di lasciare e quando mio padre l'ha saputo, ha minacciato di cacciarmi da casa. Ma questo problema è diventato un'opportunità, perché così vedo e vivo la vita. A vent'anni ho iniziato a girare per il Cile, l'Argentina, il Brasile, dove sono entrato a far parte di una compagnia di teatro, La Chalupa, che tradotto vuol dire scarpe di clown, e facevo spettacoli circensi. Poi ho proseguito in Paraguay e Uruguay. In Italia ho fatto di tutto, è il Paese che conosco di più».

Dove ti sei esibito? «Un po' ovunque: nelle piazze di Roma, e in tutti i principali Festival di arte di strada. Durante l'estate percorro anche 28.000 km, ma quest'anno credo di averli superati. Finito a Ferrara, andrò in Germania». Torni spesso in Cile? «No, non torno, perché là c'è la dittatura militare, è vietato esibirsi per strada. Sono stato anche picchiato dalla polizia, perché non potevo esibirmi».

Che tipo di spettacoli fai al Festival? «Ne faccio due: uno si chiama Tutto su ruote e l'altro Qui l'unico animale sono io. Nel primo uso bici e monociclo, improvviso molto e faccio giocoleria. Il secondo è più pazzo: mi arrampico ovunque, anche su edifici».

Che rapporto hai con il pubblico? «È la cosa più importante. Voglio farlo felice, questo è il mio obiettivo. Sono già 9 anni che vengo a Ferrara, ma tutte le volte si crea un rapporto magico con gli spettatori. Mi piace trasmettere un'emozione e giocare con i bambini, che a volte ridono fino a farsi la pipì addosso, altre volte si spaventano».

Cosa significa il tuo nome d'arte? «Giuseppe. Era il nome con cui mi chiamava mia madre da piccolo. Ma El Kote è il mio alter ego; tutto quello che la società non può, lo fa El Kote».

Come ti trovi a Ferrara? «Adoro venire qui, mi trovo bene con tutti, soprattutto con i bar del centro, di cui sono frequentatore; mi trovo bene con organizzatori e volontari. Per me Ferrara è sinonimo di felicità, anche se non guadagno tanto. Sono tutti gentili con me, e io voglio essere un appoggio al Festival. Quest'anno farò la chiusura al Buskers puedes summer night». El Kote non ama essere definito artista, ma «lavoratore dell'arte, perché io mi sporco con le mani; la parola artista è troppo per me»

Veronica Capucci

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