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caso sanità in regione

L'assessore Venturi: legionella in una doccia dell'ospedale di Ferrara

Sul caso della morte di un paziente avvenuta ad agosto al Sant'Anna la magistratura ha aperto un'inchiesta. Il M5S: il polo di Cona è uno scandalo. 

FERRARA. Una doccia dell’ospedale di Cona positiva al batterio della legionella. La notizia, già confermata dai vertici del Sant’Anna il mese scorso, è stata comunicata ieri all’assemblea regionale dall’assessore alla sanità Sergio Venturi. «Non sono stati accertati altri casi di legionella all’ospedale di Cona «in pazienti che hanno soggiornato nelle stanze insieme all'uomo deceduto» in agosto, ha dichiarato l’assessore, ma «un risultato di positività è stato riscontrato in una doccia, e sono state adottate misure urgenti atte a impedire eventuali possibili infezioni». All'Istituto Superiore di Sanità, ha informato Venturi, «sono stati inviati campioni di tessuto polmonare del paziente prelevati in corso di autopsia e altri campioni, presi anche a domicilio, al fine di dirimere l'origine dell’eventuale infezione. I riscontri saranno disponibili fra più di un mese».

L'assessore ha sottolineato che la scoperta della legionella oltre i limiti in una doccia ha portato all’apertura di un’inchiesta da parte della procura. L’indagine è condotta dalla polizia di Stato ed è coordinata dal sostituto procuratore Ciro Alberto Savino. L'ospedale, ha assicurato Venturi, «è stato costruito secondo criteri moderni e con materiali resistenti ai trattamenti per il controllo e il contrasto della legionella. Attualmente l'impianto risulta in buono stato di conservazione. A tutela della salute di pazienti e lavoratori - ha concluso - sono stati effettuati interventi preventivi all'apertura stessa dell'ospedale, e questi interventi sono proseguiti fino a oggi».

Parole che hanno immediatamente innescato la reazione politica del Movimento 5 Stelle. Pur con «tutte le cautele del caso e in attesa di avere riscontri oggettivi, l'assessore Venturi - scrive la consigliera regionale Raffaella Sensoli - ha confermato la presenza del batterio in un valore molto elevato in una delle docce utilizzate dal paziente deceduto. Purtroppo i nostri sospetti si sono rivelati fondati. È un fatto gravissimo che, qualora le indagini della magistratura dovessero confermare, getta l'ennesima ombra su una struttura, quella di Cona, che di nuovo non ha proprio niente».

Cona è uno scandalo, per il quale «dal punto di vista penale - prosegue Sensoli - nessuno ha ancora pagato ma i cui responsabili dal punto di vista politico hanno un nome e cognome già da tempo, ovvero quelle forze politiche che hanno governato il nostro territorio da decenni».

Il Comitato Vittime della Pubblica Amministrazione, attraverso il portavoce Aldo Ferrante, osserva che il reperimento «di una quantità notevole del batterio della legionella in una doccia dell’ospedale di Cona», dov’era ricoverato il paziente deceduto, «pone grosse responsabilità sulle spalle di chi doveva provvedere a garantire la salubrità idrica e del condizionamento e non ha provveduto oppure ha provveduto in maniera insufficiente. In una struttura sanitaria pubblica i condizionatori e gli impianti idrici di acqua potabile non devono essere portatori di contagio per i ricoverati. Andare a casa del defunto a controllare la presenza o meno di legionella nell’impianto idrico è un’offesa alla famiglia e un tentativo di scaricare su altri eventuali responsabilità».

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