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Terremoto, la procura chiude le ultime indagini: indagati i titolari di Tecopress e Ceramiche S.Agostino

Ennio Manuzzi ed Enzo Dondi chiamati in causa per violazioni della sicurezza sul lavoro e sui crolli dei capannoni che uccisero tre operai

FERRARA. Dopo tre anni di accertamenti, riaperture indagini, perizie e controperizie, nelle inchieste sul terremoto in cui morirono operai sotto i capannoni, per la prima volta vengono chiamati in causa gli imprenditori per violazioni della sicurezza sui luoghi di lavoro e per non aver messo in sicurezza i capannoni: la procura, con il pm Ciro Alberto Savino ha notificato infatti l’atto di fine indagine a Ennio Manuzzi, titolare delle Ceramiche S.Agostino ed Enzo Dondi, titolare della Tecopress di Dosso.

Nei capannoni delle due aziende, crollati l’alba del 20 maggio 2012 morirono tre operai, Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni alle Ceramiche, e Gerardo Cesaro a Tecopress. Le inchieste chiuse dal pm Savino in realtà sono dei supplementi di indagine (Manuzzi e Dondi erano già stati indagati e per loro pendeva la richiesta di archiviazione) che furono sollecitati proprio dai legali dei familiari delle vittime.

Il principio alla base delle nuove accuse è semplice: le nuove normative della ricostruzione del dopo terremoto hanno posto l’obbligo a tutti gli imprenditori di mettere in sicurezza capannoni esistenti con ancoraggi tra piloni e travi di copertura: l’obbligo imposto oggi della «legatura» delle strutture per impedirne il crollo visto che finora erano state solo appoggiate, questa l’ipotesi d’accusa, era «esigibile» anche prima del terremoto.

Dal 2003, infatti, la zona di San Agostino e il Ferrarese sono stati inseriti nelle mappe a rischio sismico e dunque, nell’ottica di salvaguardare i luoghi di lavoro, gli imprenditori avrebbero potuto e dovuto - pur senza un obbligo giuridico, circostanza importante e fondamentale per le difese, nei prossimi atti - modificare le strutture, mettendo tra travi e piloni semplici cavicchie, perni, ancoraggi, legature: se fossero stati installati, probabilmente non vi sarebbero state vittme.

Altro aspetto, le norme della sicurezza sul lavoro, del tutto violate secondo la procura, da qui la responsabilità anche per due nuovi indagati, i responabili della sicurezza di Tecopress (Elena Parmeggiano) e di Ceramiche Sant’Agostino (Andrea Fipertani).

Principi tecnici e giuridici, nuovi, che dovranno ora essere vagliati dai giudici. Mentre le difese degli indagati già evidenziano le perplessità. «La costruzione accusatoria è innovativa - spiega Andrea Marzola, legale di Tecopress -, ma a nostro avviso ardita e priva di presupposti giuridici, in quanto ribadiamo che si tratta di valutazioni fatte oggi dopo la tragedia quando prima di essa non vi era obbligo giuridico e nessun imprenditore operò nel senso indicata dalla procura. Vedremo se il tutto reggerà il vaglio del giudizio».

Contenti e soddisfatti, invece i legali delle famiglie delle vittime: «Come legali delle famiglie e come rappresentante del comitato che li rappresenta, Emilia vite scosse, - spiega l’avvocato Patrizia Micai che assiste alcuni familiari di Leonardo Ansaloni - possiamo dire di essere più che soddisfatti di questi sviluppi». «La procura ha valutato come pertinenti le sollecitazioni che abbiamo sempre fatto: questi lavoratori di sabato sera non erano a ballare in quei capannoni ma per un turno di lavoro: questo nuovo capo di imputazione, finalmente, prende in considerazione l’ipotesi di infortunio sul lavoro, finora escluso».

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