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Gli studenti e  i jeans sbrindellati: "C’è strappo e strappo"

I pareri dei giovani del liceo Roiti dopo l’appello pro-decoro del preside «Fa bene a insegnarci a stare al mondo». «Ha ragione, ma vesto come voglio»

Ore 12.10: la prima campanella di fine lezioni al liceo Roiti è appena squillata e gli studenti iniziano a uscire a gruppetti dal cancello. Da una rapida ricognizione, non c’è (quasi) traccia di jeans sbrindellati.

Che sia per effetto immediato dell’appello del preside Selleri? Tre amiche di quinta, Isotta Canapieri, Giulia Lucchi e Francesca Donnini della Scala, pur sostenendo in pieno l’invito al decoro del dirigente scolastico, non sono troppo ottimiste sulla sua incisività:

«Il preside ha perfettamente ragione - dicono - a scuola ci sono persone che si presentano con i pantaloni strappati ed è giusto volere più sobrietà. Ma non penso che farà molta differenza». «Anche secondo me il preside ha fatto bene - interviene Eleonora, 17 anni - Ci sono studenti, soprattutto ragazze, che vengono a scuola con i jeans tutti sbrindellati».

Però c’è strappo e strappo, precisa Andrea, 16 anni: «La lettera del preside un po’ me l’aspettavo, e ha ragione quando si tratta di eccessi, però indossare dei jeans solo un po’ strappati, senza che si veda la carne, non penso sia così indecoroso».

Eccolo, tra tanti pantaloni impeccabili, un paio di jeans “incriminato”. A indossarlo è Claudio, 16 anni. Accanto a lui l’amico Davide, suo coetaneo, se la ride: perché abitualmente è lui a portare i jeans stracciati. «Sì questi hanno qualche strappo - si “difende” Claudio accettando di buon grado di far immortalare i calzoni “proibiti” - Ma non li considero così inadeguati. Ho visto gente venire a scuola messa molto peggio. E poi in fondo ognuno è libero di vestirsi come vuole». «Sì, ogni tanto li metto i jeans strappati - aggiunge Davide, fornendo la sua personale quadratura del cerchio: «Il preside ha ragione, ma io poi metto quello che mi va». Decisamente contrario alla lettera del preside, invece, è il diciottenne Alessandro Michelini: «Non sono d’accordo con limitazioni di questo tipo, e poi nei jeans strappati non vedo nulla di scandaloso».Un argine alle esagerazioni, sostiene all’opposto Francesco Piccoli, 18 anni, è opportuno: «Ha fatto bene a chiarire la sua opinione e a insegnarci a stare al mondo. Un po’ di decoro ci vuole, alcuni abbigliamenti sono veramente eccessivi per venire a scuola. Poi fuori di qui ognuno mette ciò che crede».

«Ci sono ragazze che sembra debbano sfilare come modelle in passerella - afferma Giacomo, 16 anni - In questi casi qualche limitazione non è sbagliata» Secondo Arianna, 17 anni, il monito del preside è indirizzato soprattutto alle prime classi: «Sono i più piccoli a esagerare - sostiene - Il preside ha scritto una lettera simile anche l’anno scorso, ma non è cambiato molto, forse perché ogni anno arrivano studenti nuovi e si ricomincia tutto daccapo». E per chi immagina i genitori schierati a difendere la libertà dei pargoli, ci sono almeno due papà a smentirlo. Il signor Giovanni si allea con Selleri senza se e senza ma. E rilancia: «Mio figlio Filippo, che adesso fa la terza, a scuola non va neanche con i calzoni corti quando fa caldo. Il preside ha fatto benissimo: se non imparano due regole ora che sono giovani come faranno poi con le mille regole sul lavoro»? E il signor Paolo, oltre a dar ragione al dirigente, gli suggerisce altre iniziative: «Dovrebbe anche far cancellare le scritte sul muretto e far pulire la strada!»

Alessandra Mura

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