Quotidiani locali

LIDO POMPOSA

"Ai Lidi un residence abusivo di 326 appartamenti, Tomasi e tecnici a processo"

L’accusa di procura e finanza di Comacchio: il "villaggio Regina Mare", 6 ettari e mezzo, è stato costruito in pre-parco senza rispettare piani ambientali. Le difese: tutto in regola, siamo tranquilli e lo dimostreremo

COMACCHIO - Basta inserire il nome sui motori di ricerca turistici, “Residence Regina Mare” - Lido Pomposa, ed ecco uscire l’offerta di villette e appartamenti, in vendita, affitto o solo pernottamento. Un villaggio turistico di ben 326 appartamenti, in parte venduti da tempo, di proprietà del Gruppo Tomasi case, ritenuto uno dei fiori all’occhiello dell’offerta turistica sulla nostra costa.

Pochi sanno, però, che villette e appartamenti sono ritenuti tutti abusivi, e che la procura ha chiesto e ottenuto un processo iniziato ieri mattina a carico di tre imputati, accusati appunto di violazioni dei piani ambientali che regolano l’urbanistica della nostra costa.

O almeno dovrebbero regolarla, evitando il caos normativo che ieri si palpava nell’aula del tribunale davanti al giudice Alessandra Testoni e alle parti. L’accusa, rappresentata dalla pm Ombretta Volta e i tre imputati, Massimiliano Tomasi, nel ruolo di committente ed esecutore dei lavori (le società proprietarie fanno parte del Gruppo Tomasi Case), Guido Zarattini (progettista dei lavori, tecnico privato) e Antonio Pini, dirigente del Comune di Comacchio (tecnico pubblico).

Mai come in questo caso, però, possiamo chiamarlo il processo delle domande difficili. Prima domanda: è possibile che siano abusivi 65.255 metri quadrati di costruzioni e lottizzazione (6 ettari e mezzo e non la casetta di legno che avete in giardino!), che un intero quartiere a Lido Pomposa sia stato costruito violando i piani ambientali - regionale, provinciale, comunale e il Pue - come viene contestato nei capi d’accusa? E il Comune di Comacchio, dov’era quando venivano approvati atti, delibere, convenzioni e pratiche edilizie? Allora, partiamo dall’inizio: è il 22 novembre 2005 (11 anni fa) quando consiglio comunale prima e giunta poi (giunta Cigognani) approvano tutto. Poi negli anni a seguire, la costruzione (ancora in corso tra l’altro).

Tutto viene approvato. Tutto in regola. Secondo il Comune, tecnici, i costruttori: tanto che il “Gruppo Tomasi case” firma anche una convenzione in cui cede 25mila mq di verde pubblico al Comune. Ma un paio d’anni fa, spunta un esposto anonimo, recapitato a Lega Ambiente che lo trasmette alla procura. Partono indagini e da ieri il processo. In aula i consulenti della procura (un urbanista, l’architetto Ferrari e un esperto di diritto amministrativo, l’avvocato Ceruti) hanno illustrato al giudice le conclusioni della loro perizia: che in quell’area secondo il Pue (piano urbanistico esecutivo) non si sarebbe dovuto costruire, visto che quanto edificato supera il 40% dell’intera area ambientale tutelata (siamo vicino alla costa, a poche decine di metri dal mare) come prevede il piano regionale (Ptpr). E ancora violazioni del piano provinciale (il Ptcp) e del Pue.

E sul rispetto di viabilità, aree verdi e di servizio dell’intera area, le modifiche adottate nell’intervento di costruzione (il quartiere intero non è fatto solo di case) vengono ritenute incompatibili con la tutela del paesaggio. È possibile, allora, che 6 ettari e mezzo di costruzioni e lottizzazione siano del tutto abusivi?

Secondo l’accusa sì.

Non per Ted Tomasi, oggi giovane imprenditore di riferimento nel settore turistico della costa, uno dei figli di Gianfranco, fondatore del Gruppo Tomasi Case. Ieri era in aula, a lui la risposta: «Questa situazione ci cade dall’alto e noi stessi stiamo cercando di capire il perché di questo processo: l’iter amministrativo è stato completo, abbiamo avuto massimo rispetto di norme e piani ambientali, siamo assolutamente tranquilli di ciò che è stato fatto e attraverso legali e consulenti dimostreremo che quelle dell’accusa sono solo interpretazioni difformi delle norme». Vicino a lui il legale storico della famiglia Tomasi, Filippo Sgubbi: «Noi siamo un privato che viene autorizzato da un’amministrazione pubblica ad eseguire un intervento edilizio». «Possiamo ribadire la correttezza di tutti gli atti amministrativi compiuti e lo illustreremo al processo». Che ha un calendario: prossima udienza il 6 aprile, coi consulenti tecnici delle difese.

Poi 1 giugno, interrogatorio imputati e sentenza.

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Ferrara Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon