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Storia di una struttura mai aperta

Doveva ospitare i disabili a Lido Spina, ma non aprì ed ora non è possibile cambiarne la destinazione d'uso

LIDO SPINA. A pochi passi dal mare, ombreggiata da sinuosi e torreggianti pini marittimi verdeggianti, e circondata da una fitta e impenetrabile boscaglia, sorge una struttura abbandonata che doveva rappresentare un fiore all’occhiello comacchiese nel panorama nazionale medico-ospedaliero, una struttura marittima per disabili.

La sua storia iniza attorno agli inizi degli anni '90, allorché un imprenditore rilevo l'area con obiettivo di realizzare una struttura legata a protesi in zone turistiche. Per una serie di sfortunati avvenimenti questo imprenditore non riuscì a realizzare il suo sogno e la struttura andò all’asta e fu rilevata da un noto imprenditore locale.

L’imponente complesso che si fregiava ai tempi di un impostazione architettonica moderna,   fu progettato nello specifico per un utilizzo socio – assistenziale e per la riabilitazione intensiva delle persone colpite da lesioni acquisite o traumatiche. Si erge su un area di 4.540 metri quadrati delimitata dalle grandi e deserte strade di via Ponchielli e via Leoncavallo. Al suo interno trovano spazio ampie e innovative piscine e scivoli per la riabilitazione, aveva una capienza di ben 48 posti letto e 20 moderne camere, e numerosi laboratori e uffici, si sviluppava due ampi piani con ampi e luminosi balconi che si affacciavano sul grande parco che circoscrive il complesso. Un edificio di quasi 2.000 metri quadrati, completamente finito dotato per l’epoca dei più elevati standard costruttivi. Di fatto la futuristica clinica non mai è entrata in funzione, né fu mai utilizzata.

Oggi nascosta dalla bella pinetina che la circonda, essa è lontana da occhi indiscreti e curiosi,  ma di certo il suo stato di abbandono e di degrado non lascia indifferente l’osservatore più attento, che può solo ipotizzare la speculazione economica che ci fu attorno a questo edificio che doveva rappresentare un eccellenza. Attualmente la struttura è ancora di proprietà del noto costruttore che la rilevò all’asta. Certo sarebbe una grande opportunità se gli attuali proprietari riportassero in vita questa ‘araba fenice’, magari facendone una struttura turistica o termale, o vocata magari al benessere. Ma, purtroppo secondo la normativa, infatti, non è possibile cambiare la destinazione d'uso. Secondo la convenzione che vi era in essere al momento dell’acquisto all’asta, la società immobiliare si impegnava a realizzare una "casa di cura per portatori di handicap in campo ortopedico e traumatologico".

Entrò nel merito della vicenda anche Legambiente ed il sindaco di allora Paolo Carli, allorché nel 2011 il Comune di Comacchio pareva concretamente interessato a creare una sinergia con la proprietà per trovare una soluzione. Poi nuovamente più nulla.Tutto cadde ancora nell’oblio.Di certo altro non si potrebbe auspicare per un gioiello prezioso lasciato incustodito ad invecchiare nell’incuria e nel degrado, che sia che venga trasformato in albergo o riaperto con la sua funzione iniziale di struttura riabilititativa, che in ogni caso l’imponente complesso venga comunque riaperto al più presto.

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