Quotidiani locali

processo per l’occupazione dei locali

Tutti assolti i 22 “fantasmi” dell’ex Amga

Dallo sgombero del 2013 accusati di invasione, ma senza prove. Spese di giustizia inutili

Erano 22 “fantasmi” sono sotto processo da tre anni, ieri sono stati assolti perché il fatto non sussiste, non sono mai esistiti i reati di invasione e occupazione abusiva di proprietà altrui “scoperti” in un blitz del 2 dicembre di oltre 3 anni fa nelle palazzine ex Amga nella zona di Foro Boario.

Ieri il giudice Franco Attinà ha assolto (dovuto assolvere) tutti i 22 imputati, stranieri, un melting pot di clandestinità, tunisini, romeni, moldavi, marocchini. Un processo questo che ha messo in luce le “armi” spuntate della giustizia e delle operazioni di ordine pubblico di questi tipo, o ancor peggio le indagini che dovrebbero seguire questi blitz: perché se è vero che i 22 furono trovati all’interno non è stata portata negli accertamenti e al processo la prova dimostrato che avessero invaso e occupato gli stabili, stabilmente e non occasionalmente: dunque vanno assolti. Cavilli cavillosi, eccessivamente, è vero, come rileva uno dei 22 avvocati d’ufficio impegnati nelle difese di questo processo, a vuoto: Emiliano Mancino, al di là del risultato processuale (l’assoluzione ottenuta) si sofferma proprio sul costo di questo processo, inutile, anche perché durato così tanto in attesa di una possibile depenalizzazione del reato, attesa ma mai arrivata. «Queste operazioni - riflette ad alta voce l’avvocato Mancino - andrebbero portate a termine con indagini ad hoc, perché contrariamente come accaduto hanno l’epilogo di questo processo che ha portato ad una spesa per la giustizia importante e un costo per la comunità». Insomma risorse e soldi sono stati impiegati per nulla: per processare tra l’altro dei “fantasmi”, persone che dopo il riconoscimento iniziale del blitz del dicembre 2013, proprio perché clandestini e precari, sono sempre stati irreperibili. Resta, infatti dal punto di vista sostanziale un fatto che dopo oltre 3 anni, la macchina della giustizia, ha impiegato risorse, tempo e avvocati per un processo se non inutile del tutto virtuale.

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