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Palloncini e motociclette per dire addio a Federico

Ieri a Tamara il funerale del 17enne morto nel terribile schianto di Cologna Le parole del vescovo Negri agli amici: «I suoi genitori saranno vostri fratelli»

L'addio ad "Albe" Nel video di Filippo Rubin, i funerali di Federico Albertin, il ragazzo di 17 anni di Tamara morto nell'incidente stradale a Cologna

TAMARA. Anche a questo servono i funerali. A rendere palese quante persone ti vogliono bene. «Noi, i tuoi amici, non vi lasceremo mai - dice un ragazzino rivolto al papà e alla mamma di Federico Albertin, il 17enne morto nell’incidente di Cologna - , noi saremo a vostra disposizione per qualsiasi cosa, ci saremo sempre. Sempre».

La voce del ragazzino si incrina solo all’ultimo, al momento del saluto quando incrocia ancora una volta gli occhi dei genitori di Albe. Quando sale sull’altare, il suo discorso rappresenta il più doloroso dei debutti.

Gli occhi di tutti, dentro una chiesa di Tamara che forse non ha mai ospitato così tanta gente, sono di lui, e non stanno guardando un figlio che ha perso il padre, ma stanno guardando qualcosa che è terribilmente innaturale e cioè il contrario: un padre ed una madre che hanno perso un figlio di 17 anni e che gli sopravvivono.

Lo capisce subito, da grande uomo di Chiesa e di fede, il vescovo Luigi Negri che non è voluto mancare e che ha celebrato (con a fianco don Giovanni, il parroco di Tamara) la messa funebre: «Cari genitori - dice l’arcivescovo - sarei tentato di dirvi, “cosa volete che vi dica?”, davanti ad una tragedia così inspiegabile, così terribile, questo sarei tentato di dirvi». Sono parole di verità, quelle del vescovo, e la mesta ma attentissima platea lo capisce al volo. Mentre sostiamo in piedi a pochi metri dalla bara di Albe, la sensazione è quella di un intreccio di sentimenti che è persino difficile spiegare. Il tempo scorre via.

Fuori ci sono 50 moto che aspettano, rombanti, che il feretro di Albe esca. Luciano Albertin e Claudia Maccapani, i genitori di Albe, non hanno mai parlato in una piazza e nemmeno sul sagrato di una chiesa.

Salutano quelli che sono quasi i loro nuovi figli, cioè tutti gli amici di Albe. Sanno bene che i giorni acerbi sono appena iniziati. Il dolore, purtroppo, si farà più acuto quando, dopo le veglie, dopo i motori rombanti all’uscita del feretro, dopo i tanti ricordi, dopo il grande abbraccio della comunità, resterà solo la stanza vuota di Albe. Luciano e Claudia lo sanno.

Ma oggi (ieri per chi legge) sentono quasi il bisogno di salutare quei ragazzi, forse qualcuno nemmeno lo conoscono, ma è giusto così, perché davanti alla chiesa di Tamara questa volta l’affetto ha un volto solo. Forse ci vorrà tempo per capire cosa rappresenta questa tragedia, ma fin da ora una cosa è certa. Questa immagine tragedia, in quel maledetto pomeriggio del 6 febbraio, un risultato l’ha già costruito: ha fatto riscoprire a tutta questa gente, parenti, amici, amiche, conoscenti, di essere una cosa sola.

Ci sono i ragazzi sulle moto, e quando, poco dopo le 16, il feretro viene portato fuori dalla chiesa, i ragazzi accendono le loro moto con la fierezza del dolore, e danno gas, danno gas, e rombano i loro motori. È forse il momento più commovente ed insieme pieno di suggestioni del funerale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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