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La storia di Comacchio finalmente torna a casa

La guardia di finanza ha consegnato al Comune i reperti che erano stati trafugati

La storia di Comacchio torna a casa

COMACCHIO. A un mese dall’attesa inaugurazione del Museo Delta Antico, una nuova affascinante pagina della storia antica del territorio va ad aggiungersi a quella che racconteranno gli oltre mille reperti, che stanno trovando posto all'interno della struttura museale. Ieri mattina le Fiamme Gialle della Tenenza di Comacchio hanno consegnato al Comune 311 reperti, in gran parte monete ed altri oggetti in metallo e terracotta (tra i quali una stadera, speroni, pesi in piombo, spille) provenienti da un sequestro attuato in valle Pega nella primavera del 2014. «L’illecita ricerca e detenzione di reperti archeologici - ha sottolineato il capitano Danilo Errera, comandante della tenenza della Guardia di Finanza di Comacchio - non è un fatto sporadico, ma un fenomeno caratteristico in Valle. Il nostro monitoraggio continua. Siamo soddisfatti di poter restituire i reperti sottratti al territorio». L’assessore alla Cultura Alice Carli, dopo aver ringraziato i militari della Guardia di Finanza locale per la brillante operazione compiuta e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, si è richiamata «alla proficua collaborazione e alla grande rete inter istituzionale, segno di grande attenzione e sensibilità verso il territorio».

La consegna dei preziosissimi reperti sequestrati nell’abitazione di un 50enne centese, colto in flagranza, con tanto di metal detector a scandagliare una zona rurale in valle Pega, apre il solco ad un nuovo percorso di studi e ricerche archeologiche sul territorio. Soddisfazione è stata espressa anche dalla funzionaria archeologa della Soprintendenza Sara Campagnari per il presidio costante della Guardia di Finanza, dato che è «un grave vulnus quello provocato dai ricercatori abusivi di beni culturali. Il danno irreparabile - ha aggiunto Campagnari -, non è solo legato al trafugamento di beni che sono di proprietà dello Stato, ma anche alla decontestualizzazione del materiale sequestrato». In parole povere, se anche le ricerche future fossero in grado di dimostrare la provenienza dei reperti sequestrati dal territorio di Comacchio, in una zona sottoposta a vincolo archeologico, risultano tuttavia «perdute per sempre le informazioni essenziali che ogni reperto comunica all'archeologo che lo estrarre da terra». Guardando in prospettiva futura il sindaco Marco Fabbri, dopo aver elogiato il capitano Errera e gli uomini del Nucleo mobile della tenenza della Guardia di Finanza «per la brillante operazione, frutto di intensa attività di intelligence ed appostamenti», ha auspicato di «fare economia attraverso le attività di ricerca, richiamando studiosi da tutto il mondo, attingendo a risorse nazionali, ma anche a fondi europei, per valorizzare il nostro passato».

Katia Romagnoli

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