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La camera senza eco che incanta le aziende 

Unife, gioiello dell’acustica piace a Maserati e New York Times 

Qualcuno ha scritto che se si resta in quella stanza completamente rivestita da cunei bianchi in fibre di poliestere lunghi 170 centimetri per più di un quarto d’ora si può impazzire. Per il silenzio: eccessivo, insopportabile e alienante nella camera anecoica, per chi ha scritto l’articolo. «Ma si tratta di una leggenda - ribatte Francesco Pompoli, ricercatore dell’Università di Ferrara ed esperto di acustica - io ho lavorato qui dentro anche otto ore al giorno, e come vede...».

La camera senza eco che incanta le aziende Viaggio nella camera senza eco, il gioiello dell'acustica che piace a Maserati e New York Times. Video di Andrea Rossetti


Pompoli poggia i piedi su grate di metallo che sovrastano un pavimento stipato di cunei. Qualche visitatore in effetti mal sopporta la vista del vuoto. Ma questa strana conformazione è indispensabile perché il suono lì dentro deve risultare puro: viene cioè “spezzato” per evitarne l’accumulo per riflesso.

A Ferrara, in un bunker di cemento ricavato nell’area del polo scientifico tecnologico di Unife, in via Saragat, nel 2008 è stato realizzato un gioiello dell’acustica che qualcuno ha ribattezzato “camera dei diamanti” perché la morfologia delle sue pareti ricorda quella della facciata rossettiana del palazzo di corso Ercole d’Este.

In quell’ambiente, dove di annulla l’eco, il cuoco pluristellato di fama internazionale Massimo Bottura ha girato il video, reperibile su Internet, “The sounds of Massimo Bottura’s lasagna”, nato da una curiosissima idea partorita nella redazione del New York Times. Ma si tratta solo di un assaggino nel variegato menù degli ospiti, qualificatissimi, scandito dalle prenotazioni. Di fronte alle bugne della camera anecoica si sono “accomodati” ensemble musicali e atleti con tapis roulant. Perfino una fiammante Giulietta Alfa Romeo, per testare l’appeal del suono della tastiera sul cruscotto, e un modello di Maserati che proprio a Ferrara ha visto sciogliere un rebus che si celava nelle emissioni sonore dei condotti di scarico.



Alcuni giorni fa una troupe televisiva diretta dal regista Giorgio Ferrero ha girato tra quelle pareti che sembrano rubate al set di un thrilling psicologico un episodio del doc a carattere scientifico “Film di confine” che sarà presentato questa estate alla Biennale di Venezia. Dall’Inghilterra, non molto tempo fa, è arrivata la stupefacente richiesta (soddisfatta) di testare un cuscino in grado di smorzare il fastidiosissimo rumore emesso da una persona che russa. La camera anecoica del Dipartimento di Ingegneria avrebbe dovuto ospitare in origine alcune strutture del Cnr. Quando il progetto saltò, all’interno di quel grande bunker di cemento fu ricavato lo spazio utile per i test (8.40 metri di altezza x 9 x 9). L’allestimento finanziato da Ue e Unife è costato un milione di euro.

Il pavimento “galleggiante”, che in condizioni particolari può essere messo a nudo, poggia su pilastri in grado di smorzare le vibrazioni provenienti da fuori. Di fatto la camera è completamente schermata e impermeabile alle interferenze del rumore esterno. «Possiamo operare su un range di frequenze particolarmente ampio: questa struttura, nel settore pubblico, per le sue prestazioni è praticamente unica in Italia», sottolinea Pompoli che è anche fondatore di una società nata da un’esperienza scientifica (spin off) che opera nel campo della ricerca applicata e della consulenza in materia di acustica e vibrazioni. Spesso, osservano Pompoli e il professor Piero Olivo, esperto di elettronica ed ex preside di Ingegneria, le aziende chiedono l’accesso se cambia una normativa o devono confrontarsi con vincoli di legge particolarmente restrittivi, non solo in Italia.

La volontà di migliorare il prodotto è una delle motivazioni più forti. Nello stesso complesso coesistono diversi laboratori: una “camera riverberante” con quattro pannelli riflettenti per testare l’effetto opposto a quello dell’assenza di ec,o in grado di misurare la capacità di assorbimento dei materiali e la potenza sonora di un dispositivo, due laboratori accoppiati per testare l’isolamento acustico e una camera anecoica per l’analisi degli impianti elettromagnetici, schermata da e verso l’esterno. «È una struttura che si mantiene grazie all’utenza privata (aziende che richiedono la certificazione del prodotto da commercializzare o migliorare, ndr) - rimarca il prof. Olivo - Qui dentro testiamo di tutto, dagli ascensori alle cabine ferroviarie».

Gioele Caccia

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