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Ferrara, il sequestro da 22 milioni è nullo 

«Procedura fuori dai termini, nessun pericolo di dispersione», il tribunale fa restituire il tesoro

Maxi-frode fiscale, ecco la villa sequestrata due volte Ecco i beni sequestati agli imprenditori di nazionalità marocchina coinvolti in una maxi-inchiesta della Guardia di Finanza che contesta una frode fiscale per 22 milioni di euro. C'è anche la villa di via Zanatta, a due passi dalle Mura di via Gramicia, a Ferrara, già confiscata a suo tempo all'imprenditore Giuseppe Chiarolla.LEGGI L'ARTICOLO

FERRARA. Bastano due righe, quelle finali, e le cinque pagine che le precedono: «Il tribunale di Ferrara dichiara l’inefficacia del sequestro e ordina la restituzione dei beni ai legittimi proprietari». Beni per 22 milioni 280mila euro, quelli oggetto del sequestro a carico dei coniugi Bilal El Mangar e Souad Mochrik, imprenditori di origini marocchina che negli ultimi 10 anni avevano creato un impero nel settore della logistica, poi condannati per frode fiscale e associazione a delinquere alla pena di 6 anni e 9 mesi.


Il dissequestro dei beni che erano stati congelati su richiesta di Guardia di finanza e procura (procuratore Bruno Cherchi) e poi accolta dal giudice Alessandro Rizzieri con una misura d’urgenza, è stato deciso dal collegio dei giudici (Giacomelli, Negri e Lepore) e notificato ieri mattina. Alla base della decisione un cavillo procedurale ma non solo. Poichè se è vero che la misura d’urgenza del sequestro (richiesto per evitare la dispersione dei beni, insomma che i titolari se ne spogliassero), lo stesso sequestro d’urgenza non è stato convalidato nei 30 giorni dovuti e imposti dalle norme, poichè in realtà questo termine è stato superato, secondo l’interpretazione dei giudici del tribunale.

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Gli imprenditori, moglie e marito, da 10 anni lavorano nel settore dei servizi per grandi aziende e sono stati condannati per la frode fiscale di Iva e tasse: ora finanza, procura e tribunale hanno congelato i loro beni tra Rovigo, Modena, Forlì, Roma e Ferrara. Anche una villa in cttà  che era già stata confiscata (e poi rivenduta) negli anni scorsi all'imprenditore Giuseppe Chiarolla anche lui condannato per frode fiscale

Questioni tecniche, certo, ma che si traducono in modo semplice: il primo atto di richiesta di sequestro d’urgenza è del 16 gennaio 2017 e il sequestro vene deciso dal giudice Alessandro Rizzieri il 16 febbraio seguente. L’udienza di convalida era fissata a mercoledì scorso (15 marzo), dunque, secondo i giudici, ben 2 mesi dopo il primo atto. In mezzo a tutto questo, altri atti che hanno falsato la procedura: perché in realtà, il giudice Rizzieri dopo aver ricevuto il 16 gennaio la richiesta, chiede il 6 febbraio ragguagli, che gli vennero presentati dalla procura il 16 febbraio: questo atto, per la procura era quello da cui far partire il conteggio dei 30 giorni per la convalida. Errore, dice il tribunale. Occorre prendere come riferimento la prima richiesta datata 16 gennaio: morale, il sequestro d’urgenza è da annullare. Poiché non sono stati rispettati i tempo tecnici e non vi sono i requisiti per l’urgenza.
Ed è qui che i giudici in parte si sbilanciano indicando che non sarebbero emersi riscontri sul «concreto e attuale pericolo di dispersione dei beni in oggetto di richiesta di sequestro, ai fini dell’adozione di procedura d’urgenza».
 

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