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«A Ferrara notti da incubo per noi e per i nostri pazienti» 

S. Anna, in una lettera difficoltà e angosce dei medici della Medicina d’urgenza: mancano ventilatori e un solo “camice” non riesce a seguire tutti i malati critici

FERRARA. «Pensiamo che sia fisicamente disumano e professionalmente criticabile che un solo medico veda tutti i ricoveri notturni, molti dei quali critici, senza l’adeguata strumentazione medicale, infermieristica e da soli». L’ennesimo grido di allarme, questa volta pronunciato dagli operatori del reparto di Medicina d’Urgenza dell’ospedale Sant’Anna, mette a nudo le difficoltà e le angosce lavorative di chi non è più sicuro di poter garantire, nelle condizioni attuali, l’assistenza necessaria ai malati. In una lettera inviata alla direzione generale del polo sanitario più importante della provincia, un gruppo di medici indica i punti deboli dell’organizzazione interna in un reparto che ha subìto negli ultimi mesi una metamorfosi logistica e funzionale.


Per evitare la dispersione dei pazienti in accesso notturno senza un adeguato coordinamento l’azienda ospedaliera ha infatti deciso di utilizzare la Medicina d’urgenza (potenziata con 16 posti letto da dicembre 2016 assieme alla Chirurgia d’urgenza) come «contenitore notturno». I pazienti ticoverati nottetempo vengono smistati il giorno dopo nel reparto di competenza.

Una soluzione che ha incontrato l’opposizione di personale e sindacati e che viene nuovamente censurata nella lettera di protesta, in quanto rende «le notti in Medicina d’urgenza estremamente impegnative per una sproporzione tra il quantitativo di malati ricoverati e la loro complessità rispetto alla presenza di un solo medico di guardia, senza un infermiere dedicato all’area critica».

La ricaduta di questo sistema, si aggiunge, si fa sentire anche «di giorno» perché il reparto deve essere preparato all’ingresso concentrato di pazienti previsto per la notte. Le osservazioni e i rilievi spaziano dal numero insufficiente di medici nel turno di notte alla carenza di attrezzature per il supporto e monitoraggio di pazienti in condizioni di particolare fragilità. Fino al caso, segnalato nella stessa lettera, di ricoverati che necessitano di assistenza in emergenza mentre «il medico della notte» è impegnato su altri casi urgentissimi (comi respiratori) assieme ai rianimatori. Situazioni critiche che potrebbero aver già superato la soglia dell’allarme rosso generando risposte «spesso non adeguate agli utenti dei quali siamo responsabili». Nella drammatica notte del 27 gennaio scorso, ad esempio, furono quattro, si rammenta nella lettera, «i pazienti in insufficienza respiratoria da ventilare contemporaneamente».

Il quadro è aggravato da una preoccupante carenza impiantistica, aggiunge la lettera, con «presìdi per la ventilazione insufficienti»: i ventilatori polmonari per pazienti intubati dovrebbero essere aumentati fino a 3, scrivono i medici, i ventilatori con mascherina per pazienti svegli da 2 a 3-4; servirebbe un emogasanalizzatore (per misurare la “fame” di ossigeno del paziente) da dislocare in reparto perchè «è impensabile spostarsi ogni volta per utilizzare quelli del pronto soccorso, pneumologia o rianimazione», oltre a monitor multiparametrici per tenere sotto controllo le condizioni del paziente quando viene trasportato verso la radiologia o l’unità coronarica. L’inadeguatezza strumentale «rende vulnerabile il reparto di Medicina d’urgenza e l’organizzazione del servizio al paziente».

È inoltre «professionalmente poco efficace», lamenta ancora il testo, gestire «fino a 18 pazienti in Medicina d’urgenza, soprattutto in caso di «emergenza» o in presenza di «malati ad alta complessità» che dovrebbero, fra l’altro, essere ricoverati «su letti monitor (qui insufficienti per il flusso di pazienti notturni e diurni)» e seguiti da «un infermiere h24». I medici chiedono quindi, sui temi sollevati, un incontro a breve con la direzione. (gi.ca.)

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