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Ferrara, in via Rambaldi «anche minacce di morte» 

L’accusa contro Carlo Dedoni e la moglie, a processo in maggio per stalking di quartiere: reato per due anni di incubo

Botte in via Rambaldi, l'arresto di Dedoni Il momento deLl'arresto di Carlo Dedoni, dopo le percosse ai danni di un vicino di casa LEGGI L'ARTICOLO

FERRARA. Il caso di via Rambaldi adesso scoppia: diventa mediatico (martedì mattina diretta Rai, collegamenti da Roma, dall’ospedale di Cona e da via Rambaldi, ore 12 “I Fatti Vostri”) ma soprattutto giudiziario. Il processo per stalking di quartiere contro Carlo Dedoni - condannato e recluso in casa per un anno per le botte ai vicini - e la moglie Virginia Cerasi è fissato al 23 maggio prossimo, e sarà sicuramente il processo dell’anno. Vista l’attenzione che sta crescendo sempre più sui fatti di via Rambaldi.

L'inferno in via Rambaldi, dopo il processo continuerà la nostra tortura Carlo Dedoni dovrà scontare un anno agli arresti in casa per aver picchiato a sangue Gian Robrto Luzi. La moglie dopo il processo. "Ora continuerà per noi la tortura chiediamo una soluzione prima che ci scappi il morto"

A questo processo per atti persecutori, contro un intero quartiere (mai accaduto prima) non si è arrivati dal nulla, ma grazie alla tenacia di tanti: in primis chi ha denunciato. E guarda caso tra i denuncianti troviamo Gian Roberto Luzi e la moglie Rita Volpi (vittime dell’ultimo fatto, le botte) e inoltre un’altra coppia di vicini dei Dedoni, Antonio Faedda e Cristina Vici.

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Dalle loro denunce sono partite le indagini dei carabinieri e con le carte in mano, i legali degli abitanti di via Rambaldi (tra questi l’avvocato Patriza Micai), sono andati a bussare le porte di tanti (questore, «ma non ascoltati», precisa la Micai) e della procura, tante volte, poi a buon fine.

Alla fine il procuratore capo Bruno Cherchi e la pm Patrizia Castaldini, accogliendo le richieste dei legali, hanno accorpato i piccoli reati, le infinite denunce, trovando la “colla” giudiziaria per contestare il reato di stalking. Per cui Dedoni e la moglie ora sono sotto processo.

Si tratta di atti e parole, fatti e misfatti che in via Rambaldi sono accaduti attorno alle case al civico 20 dove abita Dedoni e al 16 dove abita la moglie (in due case separate, Dedoni al 20 è agli domiciliari, con il braccialetto elettronico anti-evasione): minacce di morte, atti sessuali, offese, fatti che hanno creato «perdurante e grave stato di ansia e paura», recitano i capi di imputazione.

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«Produrremo copiosa documentazione sanitaria», anticipa l’avvocato Micai, tra i primi (pochi) che hanno affrontato l’inferno di via Rambaldi in modo tecnico, senza perder tempo nei gruppi chat per salvare il gatto Poirot. Perchè occorre ribadire che se per la prima volta l’inferno di via Rambaldi ha avuto risposte veloci e, al momento, incisive (arresto, processo e condanna di Dedoni, in meno di 12 ore, mai accaduto a Ferrara), lo si deve alla valutata “pericolosità” e al processo per stalking.

«Per questo motivo - ribadisce la Micai - lunedì (domani, ndr) torneremo dal questore per chiedere provvedimenti ad hoc per il reato di stalking, e in procura affinchè si valuti anche la possibilità, che sussiste, di aggravare la custodia di Dedoni dai domiciliari al carcere vista la pericolosità». Perchè, chiude indirettamente Rita Volpi, «adesso molti sono interessati a noi, dopo le botte e il processo, ma quando tutti ci molleranno, si dovrà aspettare solo che ci scappi il morto per parlare ancora dell’inferno di via Rambaldi?».

 

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