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Vai alla pagina su I delitti di Igor - Ezechiele

Le impronte e il dna inchiodano l’assassino 

Il comando si dà altri dieci giorni di ricerche serrate nelle valli

MARMORTA. Ancora dieci giorni di battute serrate ed ininterrotte, prima di cambiare, eventualmente, strategia. Fissa il programma, il comando impegnato nell’imponente caccia all’uomo per scovare Norbert Feher, indagato per gli omicidi di Davide Fabbri e Valerio Verri. Sotto il coordinamento dei paracadutisti “Tuscania” dei Carabinieri, si continuerà a setacciare ogni angolo della zona in cui si pensa che il serbo si nasconda, un'area di canali e campi cinturata dai posti di blocco dall'inizio delle ricerche, lunedì, dopo che le prime 24 ore erano state utilizzate per “bonificare” l’area e mettere in sicurezza i cittadini accertandosi, con sopralluoghi a tappeto nei casolari di campagna abitati, che il pericoloso criminale non avesse preso persone in ostaggio. Negli ultimi giorni sono state trovate tracce e giacigli, utilizzati di recente. Anche attraverso l'invio di reperti al Ris, gli inquirenti stanno cercando di capire se siano stati effettivamente nascondigli del fuggitivo.

Le operazioni in un vivaio dopo l'allarme Igor Sale la tensione nel territorio fra Molinella e Argenta per la caccia al killer in fuga (video Rubin)LEGGI L'ARTICOLO

Il killer continua a essere introvabile, ma almeno le prove contro di lui adesso sono schiaccianti. Dna e impronte digitali inchiodano Norbert Feher, questo il suo vero nome, alle proprie responsabilità. Se l’indagine sui delitti di Budrio e Portomaggiore prende forza ogni giorno che passa grazie all’arrivo dei risultati scientifici, non perde intensità la caccia all’uomo tra campi e acquitrini dove si incontrano le province di Bologna, Ferrara e Ravenna. Zone che il killer conosce molto bene, e nelle quali si sa muovere con astuzia e sicurezza. Potrebbe avere utilizzato tane di volpe o rifugi scavati durante la guerra per nascondersi. Il Ris di Parma nel frattempo ha restituito agli inquirenti di Bologna e Ferrara alcune certezze su cui puntellare un futuro processo. La prima arriva dal sangue: confrontando le macchie trovate fuori dal bar di Budrio, dove la sera del primo aprile il killer era stato ferito dalla vittima, con le tracce ematiche sul Fiorino abbandonato a lato di una strada di campagna una settimana dopo, gli specialisti dell'Arma hanno isolato un identico Dna. L'uomo che ha ucciso il barista, cioè, è la stessa persona che sabato 8 aprile ha assassinato la guardia volontaria Verri a Portomaggiore e ha ferito l'agente di polizia provinciale Marco Ravaglia. Sempre dal Fiorino utilizzato per la fuga dopo il delitto di Portomaggiore e poi abbandonato quando una pattuglia dei Carabinieri stava per raggiungerlo, arriva la seconda conferma: le impronte digitali repertate non senza fatica sul mezzo - Feher avrebbe fatto il massimo per non lasciare segni - corrispondono a quelle presenti negli archivi e associate al serbo. Un altro enigma sciolto è il nome, che definitivamente è Norbert Feher. All'identificazione sicura del killer si è arrivati anche grazie a informazioni dal suo Paese di origine, dove è ricercato per rapina e violenza sessuale. “Igor” resta comunque il nome in codice utilizzato da chi conduce le battute, tra casolari, canali e argini, nelle oasi di Marmorta e Campotto, senza tralasciare tane nel terreno e ricoveri di fortuna, alcuni forse utilizzati da lui, altri da pescatori o cacciatori di frodo. Sempre nell’ambito delle ricerche, ieri intorno alle 16 si è svolta un’operazione massiccia dei carabinieri. Molti uomini hanno battuto la zona di Sant’Emilia nei pressi dell’area industriale di Argenta. I militari hanno perlustrato tutta l’area utilizzando anche di visori notturni ma di Igor/Ezechiele nessuna traccia. Il ricercato «è una persona che in questo momento si sente braccata e può anche sopravvivere con poche cose, quei pochi frutti o verdure, uova o galline che il territorio può offrire», ha detto il comandante provinciale dei Carabinieri di Bologna, colonnello Valerio Giardina. In ogni caso, tutto quello che viene trovato e si pensa possa essere significativo viene spedito al Ris nella speranza di riscontri. Mentre il rastrellamento non cessa, non mancano i falsi avvistamenti e le segnalazioni da parte di cittadini preoccupati, anche per l’avvicinarsi delle feste all’idea di un omicida armato ancora in giro. Il ricercato, ha spiegato ancora il comandante, è una persona che conosce il territorio, che frequenta da anni, e sicuramente nel tempo si è creato appoggi e nascondigli.

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