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caccia al killer

Chi indagava sulle rapine del 2015 monitorava l’attività di Igor sui social

L’uomo non si trovò: senza avviso di garanzia, le telefonate rimasero segrete

 Per mesi si è nascosto nelle campagne dell’Argentano, da cinque giorni sembra essersi volatilizzato nella boscaglia dell’oasi di Marmorta, braccato da un migliaio di militari.
Eppure Igor Il Russo, o meglio Norbert Feher, come è stato finalmente identificato, durante tutto questo periodo trascorso alla macchia ha disseminato tracce elettroniche che gli inquirenti hanno cercato invano di seguire, bloccati da impedimenti tecnici che, alla luce delle nuove tragedie di Budrio e Portomaggiore, hanno un sapore ancora più amaro e paradossale. Perché la caccia a Igor/Norbert era cominciata già l’anno scorso, da quando le indagini sulla rapina e l’omicidio ai danni di Pierluigi Tartari - nel settembre del 2015 ad Aguscello - avevano permesso di collegare con un unico filo tre gravissimi episodi che fino a quel momento erano rimasti slegati, ovvero le rapine a Villanova di Denore (26 luglio), a Mesola (30 luglio) e a Coronella (5 agosto).

Caccia al killer, i carabinieri battono il Canale della botte a Marmorta Verifiche lungo i fossi e i canali che per il killer possono rappresentare vie di fuga. In particolare, nel primo pomeriggio di oggi, martedì 11 aprile, i carabinieri stanno battendo il Canale della Botte, a Marmorta da cui sarebbe giunta una testimonianza ritenuta plausibile


Tutti colpi compiuti dall’ormai famigerata “banda Pajdek”, finita in carcere e già condannata per il delitto Tartari, e in attesa di processo per le altre tre rapine contestate. Con un Grande Assente tra gli imputati, Igor appunto. Un nome che compare nell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante in seguito alle dichiarazioni auto-accusatorie dello stesso Ivan Pajdek e di Patrick Ruszo, che collocano sulla scena delle rapine anche l’ex amico Igor il Russo, tornato in libertà proprio all’inizio di quel fatidico 2015 grazie a uno sconto di pena che gli aveva fatto “risparmiare” oltre un anno di carcere.
All’avvio dell’inchiesta sui colpi a Villanova, Mesola e Coronella, carabinieri e procura si mettono subito alla ricerca di Igor Il Russo. La cui identità fin da subito viene sovrapposta a quella di Norbert Feher proprio grazie a quel profilo Facebook di cui oggi si parla tanto ma che da almeno un anno era stato individuato ed era finito nel mirino degli investigatori. Tanto più che quel profilo Facebook in quel periodo è risultato tutt’altro che “silente”, perché gli inquirenti riscontrano diversi accessi eseguiti tramite un’utenza di cellulare.

Tuscania, armi spianate e spostamenti in gruppo alla ricerca di Igor Strade polverose e campagne, fabbricati dismessi, si muovono in gruppo con le armi spianate. Sono i militari del reparto Tuscania mentre perlustrano i luoghi dove potrebbe nascondersi Igor il russo/Norbert Feher, ricercato per due omicini nel bolognese e nel ferrarese. Il video è di Filippo RubinLEGGI L'ARTICOLO

Forse Igor/Norberto è così spavaldo da non temere conseguenze; in quel periodo anzi va e viene tra l’Italia e la Spagna, dove addirittura si sarebbe mantenuto facendo il gigolò. Molto più probabilmente a quell’epoca non sa e non può sapere che gli ex “soci” Pajdek e poi anche Ruszo hanno fatto il suo nome per le altre tre rapine dell’estate del 2015. E questo si rivela per lui un “dettaglio” di fondamentale importanza, che gli regala una fortuna sfacciata e si traduce per gli inquirenti in uno svantaggio micidiale. In quel momento, infatti, Igor/Norbert non poteva essere consapevole di essere accusato - e quindi ricercato - per quelle tre brutali aggressioni. E questa circostanza ha fatto di lui, formalmente, un “irreperibile” e non un “latitante”. Particolare non di poco conto perché ha spento in un vicolo cieco quella traccia elettronica che gli inquirenti erano riusciti ad acchiappare controllando gli accessi al profilo Facebook.

Il blitz delle forze dell'ordine nel vivaio: parla un testimone Killer in fuga: la caccia a Igor/Ezechiele, intervento a Molinella dopo una segnalazione (video Rubin)LEGGI L'ARTICOLO

La condizione di irreperibile di Igor Il Russo ha infatti impedito di poter avviare un’attività di intercettazione telefonica, e raccogliere preziosi elementi sui suoi contatti e i suoi spostamenti. Quando dalla Spagna torna in Italia, nell’autunno del 2016, Igor ha già provveduto a disfarsi di quel telefono. Alcune testimonianze lo collocano a Ripapersico, vicino a Portomaggiore. È lì che gli inquirenti lo cercano, facendo scattare un blitz. Ma di Igor/Norbert non c’era più traccia. Un’altra volta era riuscito a fiutare in tempo il pericolo.

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