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la sentenza

Ferrara, il prete patteggia la sua notte “folle”: 5 mesi e dieci giorni 

Era stato fermato dalla polizia alla guida in stato di ebbrezza. Aveva investito un agente e danneggiato un’auto di servizio

FERRARA. Pochi minuti davanti al giudice Carlo Negri per la verifica dei documenti prodotti dalle parti e, poco dopo, la sentenza che ha accolto la proposta di patteggiamento: 5 mesi e 10 giorni (pena sospesa). Don Sylvain Kapela Mukunda, 43 anni, viceparroco da 10 anni a Villa Fulvia, nella chiesa dedicata al Beato Tavelli, ha chiuso il conto con la giustizia nella direttissima di ieri mattina in tribunale. Il suo avvocato, Barbara Grandi, aveva chiesto l’1 aprile scorso il rinvio dell’udienza per avere il tempo di preparare la difesa poche ore dopo l’arresto del sacerdote avvenuto nel mezzo di una notte turbolenta nella quale si era messo alla guida di un’auto con troppo alcol nel sangue (il tasso alcolico era di 2.55 grammi, oltre cinque volte la soglia ammessa dalla legge). Dopo che era stato rintracciato dalle volanti il prete aveva anche investito un agente e ammaccato con la sua “Lupo” un’auto di servizio. Patente ritirata, auto sequestrata e la notte trascorsa in questura prima del rilascio il giorno successivo, disposto dal giudice che ha convalidato l’arresto. In piedi sono rimaste le procedure di risarcimento, ma nessuna parte civile ha chiesto l’ammissione al processo.

L'avvocato Barbara Grandi
L'avvocato Barbara Grandi


Don Sylvain doveva rispondere fra l’altro di resistenza, lesioni (al poliziotto dimesso dall’ospedale con 10 giorni di prognosi) e danneggiamento (l’auto della polizia). Ieri, assieme al suo legale il viceparroco, con l’accordo della pubblica accusa, ha deciso di patteggiare e lasciarsi alle spalle una vicenda che ha suscitato qualche clamore anche tra i parrocchiani, che lo conoscono da anni. Qualcuno aveva storto il naso, qualcun altro aveva spiegato che il perdono può essere la scelta più giusta e che un errore lo possono commettere tutti. Lui in questi giorni ha mantenuto il silenzio e forse era un modo per chiedere scusa alla comunità e anche alla Chiesa. Che non ha preso nessun provvedimento formale dopo la vicenda, lasciando aperta la porta per un ritorno del sacerdote alla piena attività pastorale.


Del fatto, forse, in Curia si parlerà ancora per un po’, essendo avvenuto in un periodo particolare per la Diocesi di Ferrara e Comacchio, a poche settimane cioè dall’insediamento del nuovo vescovo, Giancarlo Perego.

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