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PONTELANGORINO

«La nostra in una casa senza vie di accesso non è vita»   

Richiesta d’aiuto dopo che il maltempo e la grandine hanno reso ancora più difficile raggiungere l'abitazione

"La nostra vita in un casa senza vie di accesso" Nel video di Filippo Rubin l'incredibile vicenda che Daria Pozzati sta vivendo nella casa in cui abita a Pontelangorino con il compagno e la loro bambina: 3 anni fa due cancelli hanno chiuso la strada che arrivava a casa, l'altro percorso è stato dichiarato non percorribile in auto dai vigili urbani. Dopo le piogge ci siamo impantanati. E quando sono stata male sono andata io in piazza perché qui l'ambulanza non arriva LEGGI L'ARTICOLO

PONTELANGORINO. Sembra senza fine l’odissea della coppia di Pontelangorino, dopo che pioggia e grandine, l’altra sera, hanno ancora una volta interdetto ogni possibilità di accesso all’abitazione di via Fronte II Tronco.

«Al rientro dal lavoro io e il mio compagno - racconta sconfortata Daria Pozzati -, non riuscivamo più a tornare a casa perché la pioggia intensa aveva trasformato lo stradello usato dai trattori, l'unico che possiamo percorrere, in un pantano».

La coppia decide così di fermarsi a cena dai suoceri con la figlia, per poi fare rientro a tarda sera, dopo aver lasciato quest’ultima a dormire dai nonni. Come da copione che si ripete in occasione di eventi atmosferici prolungati, Daria ed il compagno hanno guadagnato la strada di casa, attraversando a piedi i campi sommersi dalla pioggia, dopo aver lasciato in sosta l’auto in paese. «Costretta a dormire in macchina con la bimba di sei anni», ha detto la donna.

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Tutto questo perché manca una strada di collegamento all’abitazione e quella in uso sino a qualche tempo fa è stata sbarrata e, da qualche giorno, pure recintata con tanto di cancelli. «Quando mi sfogo su Facebook, - prosegue la donna -, mi rispondono che la strada è stata chiusa da un giudice, perché una sentenza del Tribunale ha dato ragione ai proprietari del terreno, ma il percorso alternativo è inagibile. Non possiamo ricevere i servizi, da quello postale, alla raccolta dei rifiuti, per non parlare di cosa potrebbe succedere se ci fosse bisogno di un’ambulanza».

Insomma una situazione grottesca, aggravata dalle spese legali che superano i 10mila euro, spese sostenute dalla famiglia per il contenzioso in Tribunale. «Non possiamo affrontare spese ulteriori per il secondo grado di giudizio - aggiunge la donna -, ma non vogliamo darci per vinti. Il Comune non può intervenire a dirimere una questione tra privati, né contrastare la sentenza di un giudice, ma la nostra non è più vita». Daria, che lavora a turnazioni orarie a Tresigallo, ieri mattina, dovendo calcolare i 20 minuti di camminata a piedi in mezzo ai campi infangati, per raggiungere l'auto in paese, si è svegliata alle 4.30, in modo da essere puntuale sul posto di lavoro alle 6.


Katia Romagnoli

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