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la crisi

La Manifatture Bonzagni è fallita 

Dosso, la decisione del Tribunale di Brescia dopo che un accordo tra la vecchia e nuova proprietà sembrava ad un passo

DOSSO. «Quello che è stato voluto è stato. Alla fine si è riusciti a far fallire un’azienda per un debito di poche centinaia di migliaia di euro, con trenta lavoratori occupati e con una situazione di mercato buona. L’ultimo atto si è concretizzato con il mancato posticipo per la vendita all’asta dei macchinari prevista per giovedì 27 aprile, posticipo che avrebbe consentito da parte dell’amministratore delegato della Manifatture Bonzagni, di richiedere un ulteriore proroga di una settimana per l’udienza dell’istanza di fallimento presso il Tribunale di Brescia, dove ha sede legalmente la società.Ma così non è stato e quindi l’istanza di fallimento seguirà il suo iter».

Questo il commento di Vittorio Battaglia, responsabile del sindacato Femca-Cisl dopo la decisione del Tribunale di Brescia di fallimento nei confronti dell’azienda dossese. «Una settimana che avrebbe potuto determinare il pagamento del debito alla Curatela della precedente Bonzagni MB - prosegue Battaglia - visto che sembrava che fra la nuova e vecchia società e quindi fra l’amministratore delegato (Franco Bianchi ndr.) ed il curatore fallimentare, si fosse ormai addivenuti ad un accordo sull’importo e sulle modalità di pagamento. Ma questo non è stato, si vede che altri interessi hanno prevalso rispetto a un accordo fattibile, rispetto a comportamenti che sono ancora figli del precedente fallimento, dove chi non dovrebbe più esserci forse c’è ancora e dove, nè la nuova Bonzagni e né il Curatore della vecchia, sono riusciti a concretizzare un accordo per certi versi facile. Intanto però per colpa di tutto questo - prosegue Battaglia - trenta lavoratori si trovano in questa situazione. Speriamo che l’impegno di questi due anni mezzo dei lavoratori per risollevare l’azienda non sia del tutto vanificato. Come sindacato, assieme ai lavoratori, in questi mesi non abbiamo mai puntato il dito verso presunti colpevoli per assolverne altri, passando dalla proprietà, all’amministratore delegato, al curatore o ad altre entità. Abbiamo solo cercato di far parlare e dialogare tutti i soggetti coinvolti per far si che si trovasse una mediazione. Ma si vede che altre convenienze hanno impedito tutto questo. Arrivati a questo punto - conclude Battaglia - metteremo in campo altre iniziative, in attesa della nomina del Curatore fallimentare della nuova Bonzagni. Non ci arrendiamo di certo, fallire non vuol dire chiudere, fallire non vuol dire che si azzerano responsabilità che non possono rimanere impunite, fallire non vuol dire che si debba accettare passivamente un sistema che anziché favorire il lavoro, lo renda invece dipendente di faccendieri, incompetenti e burocrati. Chi è interessato alle sorti di questa azienda si faccia avanti. Il mercato c’è così come la professionalità dei dipendenti che ci credono ancora. La situazione che si è venuta a creare è figlia di problemi esterni».


Intanto, oggi Battaglia contatterà la Regione al fine di poter valutare l’ipotesi e l’opportunità di costituire un tavolo regionale: «Auspico un esercizio provvisorio per poter andare avanti. Chi è interessato all’azienda si faccia avanti. Manifatture Bonzagni è realtà industriale affermata nel panorama delle aziende produttrici di imballaggi flessibili».
 

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