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FERRARA

Maxi inchiesta  sul crac da 30 milioni della Coop Capa 

La procura accorpa quattro fascicoli e la finanza  indaga sul fallimento. Dagli atti spunta la denuncia di Caricento per truffa contro gli ex vertici della società

FERRARA. Le vittime del crac si conoscono già, oltre un migliaio di agricoltori soci della Coop Capa che hanno perso nel fallimento della società quasi 10 milioni di euro, mentre il buco totale conteggiato - euro più euro meno - è di 26 milioni e mezzo, crediti vantati anche da banche e fornitori. Non si conoscono ancora, invece, tutti coloro che hanno portato la Capa al fallimento, tutti i “colpevoli” della malagestione: per questo motivo, per arrivare a dare un nome a chi ha fatto fare crac Capa partono ora le indagini: procura e guardia di finanza hanno infatti aperto una maxi inchiesta non solo sul fallimento ma su altri aspetti collaterali che fanno emergere veleni, contrasti eatti fraudolenti.


Maxi inchiesta perchè i 4 fascicoli aperti in questi mesi relativi a tutta la vicenda Capa sono stati unificati in un unico fascicolo su quale indagano il procuratore capo Bruno Cherchi e la pm Ombretta Volta. Quattro fascicoli i aperti in tempi e per notizie di reato diversi: il primo, quello più importante, è relativo al fallimento del novembre 2016: al momento è ancora nella fase conoscitiva ma il reato diventerà bancarotta quando verranno accertati - indagini in corso in tale senso - atti illeciti o fraudolenti.


Il secondo fascicolo è quello più vecchio ed è relativo ad una ipotesi di reato di falso in scrittura privata per una delibera del cda di Capa, artefatta: questo fatto è già stato definito con un decreto penale di condanna ma tutti gli atti del fascicolo sono stati accorpati poichè aiuteranno a capire meglio motivi del crac Capa e di quella malagestio che ha, di fatto, portato al fallimento.

Un terzo fascicolo è quello relativo ad un presunto raggiro operato dall’ex dirigenza Capa alla Cassa di Risparmio di Cento che ha formalmente presentato una denuncia per truffa: per questo motivo il fascicolo è rubricato con questo reato, ma ancora contro ignoti (cautela investigativa doverosa): tuttavia, gli accertamenti in corso porteranno presto ad indicare chi di fatto avrebbe operato il raggiro denunciato. Tutto ruota attorno a fatture che la vecchia dirigenza Capa aveva presentato alla banca per avere finanziamenti, ma le fatture stesse non sarebbero state regolari nonostante la banca avesse sborsato oltre 2 milioni di euro.

Quarto, ultimo (ma non ultimo perchè mette in luce veleni e contrasti dentro Capa prima e dopo il fallimento) riguarda un esposto ritenuto falso contro il quale è stato presentato un altro esposto da parte dell’avvocato Alberto Bova. L’epsosto falso, infatti, presentato a procura e tribunale contro la procedura del fallimento (curatore Antonio Agresta e il giudice Anna Ghedini) era o firmato a nome delll’avvocato Bova. Che nulla sapeva di tutto questo.


Pertanto, lo stesso legale ha presentato a sua volta l’esposto contro quello falso: anche il fascicolo in fase di “atti relativi”, conoscitivo, è finito dentro il grande contenitore giudiziario del fallimento Capa. Contenitore che presto si arricchirà dei primi risultati delle indagini delegate a polizia tributaria della Guardia di finanza. E allora si conosceranno i nomi di chi, di fatto, ha mal gestito Capa, creando un buco di quasi 30 milioni di euro.
 

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