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«Amianto, killer silenzioso non risparmia i giovani» 

Tognon (Unife): è un contaminante ambientale, non uccide solo nelle fabbriche A Ferrara si studiano gli effetti di un minerale, il calcio, nella lotta al mesotelioma 

FERRARA. Gli specialisti continuano a mostrare grande cautela: niente allarmismi, ripetono, per ora si tratta di casi rari. Ma tra i malati e le vittime dell’amianto e del mesotelioma maligno della pleura, tumore associato al contatto fisico con questa sostanza, compaiono da qualche tempo anche persone che non hanno raggiunto i 40 anni d’età. L’incidenza, pur bassissima, conferma che la tendenza è presente anche in provincia di Ferrara.
«Conosciamo il caso di un professionista ferrarese di 36 anni morto 6-7 anni fa - ricorda il professor Giorgio Cavallesco, direttore della Chirurgia toracica del Sant’Anna e Capo del Dipartimento chirurgico - in genere però l’età del paziente che si rivolge allo specialista per la diagnosi è più elevata, sopra i 50 anni. Complessivamente qui si presentano in media un paio di casi al mese ma nelle ultime due settimane ne abbiamo visti cinque». Si tratta di una neoplasia insidiosissima, «perché - sottolinea il professor Mauro Tognon, biologo ed esperto di biotecnologie applicate allo studio dei tumori - i sintomi possono presentarsi anche dopo decenni - 20, 30 o 40 anni - e quando il paziente inizia ad avvertirli i danni solitamente sono già irrimediabili e la speranza di vita è ridotta a 1 o 2 anni, più di rado fino a 5».

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Tognon ricorda che la presenza di persone più giovani tra i malati che non hanno avuto un contatto professionale con l’amianto «può essere considerato un segnale che questo materiale è diventato un contaminante ambientale. L’attività di bonifica avviata e finanziata dagli enti pubblici sul territorio può produrre quindi importanti benefici sul fronte della prevenzione. Ma non è sufficiente».
La rimozione delle fibre di amianto dalla copertura in eternit di un capannone, dalla sommità di un garage o da un ambiente dove è stato utilizzato come isolante ha un costo molto elevato che induce una parte del privato a ritardare l’intervento o a smaltire abusivamente il materiale, aggravando la contaminazione ambientale.
«Sarebbe una scelta utile e previdente garantire al privato la bonifica a costo zero - prosegue Tognon - È chiaro che per l’ente pubblico si rivela dispendiosa nel breve periodo, ma accorta nel lungo, perché si ridurrebbero incidenza e mortalità con indubbi benefici anche per il sistema sanitario». Spesso le uniche strade da percorrere, al momento della diagnosi, sono la chemio e la radioterapia, magari associate alla chirurgia (in questi casi molto invasiva), con flebili speranze per il paziente.

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Tognon è uno dei componenti del team multidisciplinare di Unife autore di una ricerca che ha individuato un minerale, il calcio, come possibile disattivatore del tumore. I ricercatori ferraresi hanno già concluso il primo step dell’indagine scientifica, concentrato sull’analisi cellulare e molecolare.
«Ci siamo chiesti perché questo tumore oppone un’efficace resistenza a chemio e radioterapia e abbiamo individuato una possibile risposta - ribadisce Tognon - proprio nell’assenza di calcio all’interno delle cellule cancerogene. Se questa ipotesi si rivelerà corretta l’infusione del minerale nelle cellule malate riattiverà il processo di apoptosi (la morte cellulare programmata) inibita dall’assenza del calcio, un processo che rende la cellula “immortale”. La soluzione di calcio potrebbe sensibilizzarla alla chemio. A breve avvieremo la sperimentazione sugli animali, poi - se l’esito sarà positivo - si passerà all’uomo».
A partire dal 2015-2016 il gruppo ha pubblicato tre studi sulla rivista specialistica Oncotarget. La ricerca è stata finanziata con fondi dell’Associazione Ricerca sul Cancro di Milano, del Distretto Lions Club 108 TB (60mila euro) e di Unife.

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