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Uccise con premeditazione: ergastolo 

Pena massima per Simone Bertocchi. La vedova della vittima: «Io la mia condanna l’ho già avuta, con gli interessi»

Ergastolo è stato chiesto, ed ergastolo è stato. Con un anno di isolamento diurno. Per Simone Bertocchi, imputato dell’omicidio di Roberto Tosi Savonuzzi a Fossanova San Marco, la sentenza è il fine pena mai.

Lo ha stabilito ieri dopo poco più di due ore di Camera di Consiglio il giudice Piera Tassoni, in abbreviato, accogliendo in pieno la richiesta del pubblico ministero Stefano Longhi e delle parti civili. Nessuno sconto di un terzo della pena, previsto dal rito alternativo. Per Bertocchi hanno pesato tutte le aggravanti, prima fra tutte quella della premeditazione, sostenuta fin dall’inizio dalla procura.

Esce dall'aula, calma ma provata, Raffaela Pareschi, moglie della vittima, ferita gravemente da Bertocchi mentre tentava di difendere il marito dai colpi di pistola. «Io il mio ergastolo l'ho già avuto, e con gli interessi - afferma - Questa sentenza è importante, spero solo che venga eseguita: non credo il carcere a vita, ma se non altro una pena congrua per quello che ha fatto». Bertocchi era presente alla lettura del verdetto. Pochi attimi dopo viene riaccompagnato in carcere, stravolto, dagli agenti penitenziari.

«Vedere colui che ha ucciso mio marito mi fa stare malissimo - aggiunge Raffaela, che porta ancora nel corpo uno dei proiettili che l'avevano raggiunta quel giorno dell'estate scorsa e che dovrà essere sottoposta a un’altra, l’ennesima, operazione chirurgica per rimuoverlo.

Bertocchi doveva rispondere di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, e di tentato omicidio. Altro che “difesa preventiva” dettata dalla paura di essere aggredito dopo aver ricevuto presunte minacce delle quali peraltro non è stata fornita alcuna prova: per la procura quel 24 luglio 2016 Bertocchi andò a Fossanova San Marco portando con sè una pistola con l’intenzione di uccidere Roberto Tosi, di 73 anni, per il quale provava un astio insanabile. Tesi, quella della premeditazione, confermata dal giudice: «Siamo molto soddisfatti della sentenza - commentano gli avvocati di parte civile Camilla Zanardi e Davide Bertasi, che insieme a Melina Maisto assistevano la vedova - perché ha retto tutto l'impianto accusatorio. Il fatto che Bertocchi avesse portato con sé la pistola, così come l'aver tagliato i cavi del telefono del vicino il giorno del delitto, sono stati elementi fondamentali per il riconoscimento dell'aggravante».

Respinta, relativamente dall'accusa di tentato omicidio, la tesi delle lesioni aggravate proposte dalla difesa Bertocchi: l'imputato, secondo il giudice, voleva uccidere anche la donna, per eliminare una testimone.

«Questa sentenza chiude il cerchio giudiziario - proseguono Zanardi e Bertasi - Nessuno può portare indietro le lancette dell'orologio e restituire un marito a una moglie, ma se non altro dal punto di vista processuale e delle indagini si è fatto tutto quello che si poteva fare». Il giudice ha anche stabilito delle provvisionali immediatamente esecutive: 225 mila euro a Raffaela Pareschi e 60mila alla sorella Gabriella, assistita dall'avvocato Carlotta Occari.

I motivi di quell'astio insanabile tra carnefice e vittima vanno cercati non solo in contrasti relativi a spese per la casa di Fossanova (di proprietà della fidanzata di Bertocchi), ma anche per l’interessamento che Tosi aveva dimostrato a difesa del suo anziano vicino di casa, nonché zio della fidanzata di Bertocchi, Vittorino Chiccoli. Tosi voleva vederci chiaro sulla condizione di indigenza dell’anziano (che non aveva nemmeno i soldi per comprare il pane) e stava preparando un esposto contro Bertocchi, sospettandolo di privare Chiccoli delle sue risorse. Questo il motivo scatenante che avrebbe armato il giovane.

Con lui quel giorno c’era anche l’amico William Biancucci, inizialmente finito nei guai per omicidio, poi la sua posizione è stata alleggerita riducendosi alla “sola” omissione di soccorso, per essere scappato insieme all’omicida lasciando gravemente ferita Raffaela Pareschi, che restò a lungo tra la vita e la morte. I due erano fuggiti in bicicletta, poi, abbandonati i mezzi a due ruote, avevano preso l'autobus dove avevano pure rimediato una multa perché senza biglietto.

La latitanza di Bertocchi durò nemmeno due giorni; dopo 46 ore il giovane si costituì alla caserma dei carabinieri di via Del Campo, confessando il delitto e indicando il luogo in cui avrebbe gettato la pistola durante la fuga, in via Del Gorgo. Ma l’arma, nonostante giorni e giorni di ricerche non venne mai trovata.

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