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In trappola la banda del buco: 49 colpi in tre mesi

Svuotavano i garage e rubavano bici costose, avevano accumulato un bottino da 100mila euro. Sette persone arrestate dalla Squadra mobile di Ferrara. Dal forellino alla "pesca" dal lucernario, tutte le tecniche dei malviventi

Banda di ladri in manette: così rubavano da negozi e garage Sette ordinanze di custodia cautelare e quattro denunce: in trappola una banda di malviventi dell'est specializzata in furti di bici costose (ma non solo) da garage e negozi. Le indagini della Squadra Mobile di Ferrara e della polizia Municipale di Baricella-Minerbio hanno incastrato il gruppo criminale che in tre mesi aveva compiuto 49 colpi (video di Federico Vecchiatini)LEGGI L'ARTICOLO

FERRARA. Le loro specialità erano i negozi di biciclette costose e i garage. In tre mesi avevano messo a segno 49 colpi, spostandosi in gran parte dell’Emilia Romagna su grosse auto rubate, riuscendo in una sola notte a compiere anche una decina di razzie a distanza di diversi chilometri l’una dall’altra. I loro obiettivi spaziavano da Bologna a Reggio Emilia, da Modena a Forlì Cesena e fino a Verona, ma era a Ferrara - in due garage in via Magenta e corso Piave - che si trovavano le loro basi di ricettazione, dove nascondere la refurtiva per poi consegnarla, smontata, ai corrieri che la portavano a Est. Ed è da Ferrara che l’indagine, coordinata dalla procura di Bologna, è decollata fino ad approdare, mercoledì 9 agosto, all’esecuzione di sette ordinanze di custodia cautelare in carcere, notificate a casa o direttamente in prigione ad altrettanti cittadini ucraini e moldavi, quasi tutti irregolari e già conosciuti alle forze dell’ordine.

In circa tre mesi, ha spiegato il dirigente della Squadra mobile di Ferrara Andrea Crucianelli affiancato dall'ispettore Michele Rossini la banda aveva accumulato un bottino di circa 100mila euro. A permettere di individuare i “ladri seriali” è stata la collaborazione con la polizia municipale di Baricella Minerbio, le cui pattuglie per ben due volte avevano cercato di bloccare i malviventi a bordo di auto rubate. La prima volta, ha sottolineato la comandante Simona Gambari, la pattuglia era stata speronata dopo un inseguimento terminato a Ca’ De Fabbri. La seconda volta invece la corsa del banditi era terminata bruscamente nel Ferrarese, a San Bartolomeo in Bosco, dove il 16 gennaio di quest’anno la macchina si era schiantata contro un muretto e gli occupanti erano stati costretti a scappare a piedi lasciando nell’abitacolo indizi preziosi.


Da quegli elementi è stato possibile avviare l’attività di indagine, fatta di intercettazioni telefoniche, telematiche e gps e ricostruire non solo l’organigramma della banda, ma le loro tecniche di furto. Per i garage, il sistema era quello del forellino accanto alla serratura oppure del taglio dei cardini delle porte basculanti. Dalle rimesse spariva di tutto: bici, innanzitutto, ma anche trapani, decespugliatori, affettatrici, passeggini, casse di vino. E naturalmente anche auto (tutte di grossa cilindrata) per i colpi. A disposizione ne tenevano sempre tre: una da utilizzare e altre due di supporto.


Per quel che riguarda i negozi (di bici costose), la banda era diventata abile a eludere i sistemi di sorveglianza. A Savignano sul Panaro, nel Modenese, in particolare avevano “pescato” diverse biciclette con un uncino assicurato a una corda calata dal lucernario. In quell’occasione avevano rimediato 20mila euro di bottino.
Poi la refurtiva veniva portata a Ferrara, inizialmente in via Magenta dove abitava uno dei componenti della banda. In due occasioni, il 21 e il 22 aprile, la polizia di Stato aveva sorpreso il ricettatore, un cittadino ucraino, mentre trasportava le bici smontate e messe in sacchi a bordo di un furgone. Era stato bloccato e denunciato a piede libero. La sera dopo, come niente fosse, era tornato in via Magenta a ripetere la stessa operazione. In quel caso il furgone con la bordo il maltolto era stato seguito fino all’autogrill di Altedo, dove era stato fermato dalla Polstrada: le tre persone a bordo (due uomini e una donna) erano state denunciate per ricettazione.


Questo non aveva intimidito la banda, che aveva semplicemente spostato il nascondiglio da via Magenta a Corso Piave, continuando le razzie. Ma gli elementi raccolti dagli inquirenti intanto si accumulavano. La banda aveva l’accortezza di spegnere i cellulari durante i colpi e di comunicare via social usando un linguaggio in codice. Ma quando, dopo i furti, riaccendevano i telefoni, parlavano delle imprese compiute e delle modalità per piazzare la merce, fornendo agli investigatori diverse prove del loro coinvolgimento. Le indagini hanno anche permesso di recuperare e riconsegnare ai proprietari 5 auto rubate e 14 biciclette, queste ultime sono le stesse "pescate" nel negozio di Savignano sul Panaro.

A capo della banda c’era Vitlie Uniuc, moldavo di 27 anni, detto Vitalik. Era lui a scegliere gli obiettivi, a compiere i sopralluoghi e reclutare la “manovalanza”. Suo braccio destro, Sergiu Sava, moldavo di 22 anni, detto Seriojka, incensurato, incaricato di trasportare la refurtiva nel “deposito” di via Magenta. Qui viveva Maksym “Max” Myloslavskyi, ucraino di 28 anni, il custode della banda. Ricoprivano invece il ruolo di “soldato” da reclutare per i colpi Vasile Mocanu, moldavo di 25 anni e Dmytro Shutiak, ucraino di 27 anni detto “Demon”, mentre gli ultimi due componenti raggiunti dall’ordinanza di custodia, Ruslan Zaparaniuk. ucraino di 44 anni detto “Russik”, e Spiridon Chise, moldavo di 26 anni detto “Spiru” avevano la disponibilità dell’alloggio di corso Piave.
Tutti sono stati raggiunti, mercoledì, da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dal pm di Bologna Roberto Ceroni e firmata dal gip Gianluca Petragnani Gelosi. Alcuni di loro, peraltro, si trovavano già in carcere dopo l’operazione dei carabinieri di Ferrara, coordinata dal pm Alberto Savino, che aveva sgominato un’altra “banda del buco” attiva nel Ferrarese.

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