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il dato

Occupazione in aumento nel settore artigianale

Nelle aziende seguite da Cna Ferrara i dipendenti sono cresciuti quasi del 4%. Il direttore Benatti: cogliere l’opportunità di sviluppo, altrimenti niente ripresa

FERRARA. Un qualche segnale di maggiore fiducia, alla riapertura delle aziende dopo la pausa ferragostana, proviene dagli ultimi dati Istat sull’andamento dell’economia, che finalmente registrano un confortante aumento del prodotto interno lordo dello 0,4% nel secondo trimestre 2017, migliore rispetto alle stesse previsioni del Governo. Diego Benatti, direttore provinciale della Cna è più fiducioso, seppur con una certa prudenza, sulle prospettive economiche dei prossimi mesi, anche per la conferma di un incremento apprezzabile dell’occupazione nel campione omogeneo di imprese associate seguite da Cna nel ferrarese.

Quale autunno si troveranno di fronte le imprese ferraresi, dopo aver stretto la cinghia per lungo tempo, con pesanti ripercussioni sull’occupazione e sulle condizioni economiche delle famiglie?

«C’è sicuramente aria di ripresa a fine luglio scorso, rispetto alla stessa data 2016, il campione delle mille imprese seguite da Cna ha fatto registrare un +3,78%, con 5926 dipendenti contro i 5710 dell’anno precedente. Tra i settori economici, l’occupazione cresce maggiormente nel terziario avanzato e nel comparto alimentare; buona la ripresa anche per la meccanica, mentre le costruzioni seguono ancora un andamento stabile, ma sul settore occorrerà una riflessione ad hoc».

Le imprese possono guardare ai prossimi mesi con sufficiente ottimismo, dunque? Compreso quel comparto artigiano che, secondo gli ultimi dati della Camera di Commercio, appare più in difficoltà di altri e poco toccato dai trend positivi degli ultimi mesi.

«Fiducia sì, ma attenzione a non lasciarsi scappare l’opportunità di questo vento favorevole che sta iniziando a soffiare anche su Ferrara. Ne dipende il consolidamento o meno della ripresa. Per l’artigianato e la piccola e media impresa sono, comunque, indispensabili politiche ad hoc, altrimenti sarà difficile pensare ad uno sviluppo di questo sistema imprenditoriale nel breve - medio periodo. D’altra parte, porre al centro di un patto per lo sviluppo le pmi, significa produrre condizioni più favorevoli alla stessa crescita delle grandi imprese. Ne siamo profondamente convinti e, oggi, questo è ancora più vero. Artigianato e pmi, per il loro radicamento territoriale, la capacità di diffondere crescita e produrre occupazione non possono essere un capitolo a parte delle strategie economiche locali».

A quali soluzioni pensa esattamente la Cna ferrarese?

«Il punto centrale, se vogliamo che la tendenza alla crescita si consolidi, è quello dell’occupazione, e della buona occupazione. Il baricentro di quel patto per Ferrara, a cui lo stesso sindaco di Ferrara Tagliani ha più volte fatto riferimento, deve essere assolutamente questo: e cioè più lavoro, sia lavoro dipendente che autonomo. Tutte le nostre energie debbono convergere su questo obiettivo, agendo su alcune leve fondamentali, come ad esempio la diminuzione della pressione fiscale. A questo proposito abbiamo, tra l’altro, richiesto ai Comuni di introdurre forme di tassazione agevolata per le neo imprese, ma ancora non ci sono riscontri concreti, malgrado la dichiarata disponibilità. L’altro terreno è quello della legalità e delle regole, che debbono essere chiare e trasparenti per tutti, ma anche consentire più flessibilità, dinamismo e meno burocrazia. E soprattutto, debbono essere il preludio a scelte diverse dal passato nell’interesse del territorio, soprattutto nell’approccio al mondo della piccola e media impresa, che deve essere considerata una risorsa sia in termini economici che di qualità e capacità professionali. Ovviamente, le imprese debbono farsi trovare pronte. Ci saranno importanti novità, a breve, sul versante delle aggregazioni imprenditoriali, indispensabili per le strategie di investimento del prossimo futuro. E, infine, la leva dell’innovazione e delle competenze, della formazione».

L’accorpamento delle Camere di Commercio di Ferrara e Ravenna. Quali saranno i prossimi passi?

«La scelta di unificazione è stata ratificata dal Ministero e, comunque, la considero non solo la più conveniente per la nostra provincia, ma anzi l’unica possibile. Senza dubbio, essa contribuirà a valorizzare un Ente camerale considerato tra i più efficaci ed efficienti nel panorama nazionale. Rivendico, con una punta d’orgoglio, come questi risultati siano stati ottenuti anche in virtù di una Presidenza di profilo fortemente autorevole e lungimirante. Saremo chiamati, a breve, ad una importante trattativa sulle priorità programmatiche con i nostri partner di Ravenna. Sono sicuro che nelle Associazioni ferraresi prevarrà l’interesse per Ferrara, rispetto a logiche di settore o comparto».

Le scelte di alleanza territoriale paiono, tra le associazioni ferraresi e le stesse istituzioni, ispirate a orientamenti diversi: chi guarda all’asse Bologna – Modena e chi verso Ravenna. Quali secondo lei le possibilità di una sintesi comune nelle politiche locali?

«Debbo sottolineare che ho trovato grande sintonia sulle priorità programmatiche per lo sviluppo del nostro territorio con le stesse Associazioni che hanno compiuto scelte organizzative di fusione con Modena o Bologna. Ritengo che questo sia stato possibile anche grazie ad un fattore, che considero un vero valore aggiunto nella fase odierna di confronto all’interno del mondo economico ferrarese, e cioè il processo di rinnovamento che ha riguardato in questi anni le Associazioni di rappresentanza, come la stessa Cna, che ha portato ai vertici operativi una nuova classe dirigente. Un dato che può contribuire oggettivamente a trovare quelle intese di cui oggi c’è bisogno, se vogliamo crescere come comunità nel suo insieme».


 

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