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«Disabili a casa, Asl irresponsabile»

Confcoop: ha tolto l’appalto a Germoglio per risparmiare 25mila euro, ora spenderà di più assistendo i 14 ex addetti

Marino Travagli ha fatto il corriere per 15 anni, prima che un terribile incidente gli causasse un’invalidità parziale. Con fatica si è rimesso in piedi, grazie all’impegno quotidiano nella cooperativa Il Germoglio. «Ho ripreso a vivere – racconta - Con questo lavoro si diventava diversamente abili. E’ dieci anni che sono qua, ho preso per mano gli altri e me ne sento quasi responsabile. Ho un affitto da pagare e una figlia da mantenere». C’è anche lui tra i 14 dipendenti (13 dei quali a tempo indeterminato, dieci i disabili) che a fine mese resteranno a spasso, a seguito del licenziamento collettivo deciso dopo che la coop ferrarese ha perso la gara d’appalto indetta dall’Asl per la manutenzione di ausili protesici, servizio fornito dal Germoglio da più di due lustri. Travagli da domani e per almeno un paio di fine settimana sarà a un banchetto, in piazza Trento Trieste e poi al centro commerciale “Il Castello”, per far sottoscrivere un appello rivolto agli amministratori locali, al ministro Poletti e al capo dell’Anac Cantone. Con lui, anche Antonella Guarnieri: «Qui ero come a casa, in famiglia: ci si sentiva utili. Tre anni fa ho perso mia mamma e mantengo due disabili», dice la donna. Un’altra dipendente, Stefania Volta, spera in futuro «di trovare qualcos’altro, ma non so neanch’io cosa». Il loro dovere l’hanno sempre fatto, spiega il presidente del Germoglio, Biagio Missanelli: «In dodici anni solo un richiamo da parte dell’Asl, che è stata l’azienda più virtuosa in regione recuperando l’89% di ausili usati. I nostri lavoratori sono stati ineccepibili, sia in magazzino sia andando direttamente nelle case delle persone, a portare le carrozzine o a spiegare l’uso del deambulatore». In maggio, la botta: ad aggiudicarsi l’appalto è stato un colosso romano da 600 milioni di fatturato e 150 dipendenti. Sostiene di fare le stesse cose del Germoglio occupando al massimo quattro persone. «Noi - dice Missanelli - siamo arrivati primi sulla qualità e terzi sul prezzo, mentre la ditta romana è arrivata quarta e ultima nell’offerta qualitativa e prima per quella economica, vincendo con un ribasso di 25mila euro». Risparmi che però non si saranno, secondo Ruggero Villani. «I nostri dipendenti, che prima erano autonomi, torneranno a carico dell’Asl - sostiene il direttore di Confcooperative - e si spenderà di più. E' un caso di irresponsabilità sociale dell’azienda sanitaria: avrebbe potuto agire diversamente, utilizzando altre modalità di gara o garantendo le clausole sociali. Ora c’è meno occupazione, la ricchezza va a Roma e si perde la dignità di persone fragili».

Per Nicola Folletti, presidente di Federsolidarietà-Confcooperative, «non si può sottostare a una logica che mette sullo stesso piano persone e macchine. La logica del risparmio non può superare l’etica. Lo stesso nuovo codice degli appalti non ha come concetto guida il massimo ribasso. Verificheremo se la nuova ditta garantirà quello che ha promesso».

Intanto non risulta esserci ancora stato l’incontro tra l’impresa romana e i sindacati che seguono la vicenda.

Fabio Terminali

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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