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FERRARA

«Michele era speciale a casa e sul lavoro». I funerali al Barco

Letale caduta in mare del ferrarese in vacanza all’Elba Il cordoglio dei vicini, il dolore della famiglia e dei colleghi  

FERRARA. Aveva tanti hobby, Michele Zerlottin, il cinquantatreenne di Casaglia morto martedì scorso all’Isola d’Elba dopo una caduta dagli scogli, e la pesca era uno di quelli a cui teneva di più. Manutentore della Vm di Cento, amava il mare della Toscana, dove da tanti anni preferiva trascorrere le vacanze assieme alla moglie, Cinzia, che l’aveva accompagnato anche martedì pomeriggio nella zona delle “Piscine”, fra la spiaggia di Seccheto e la baia della Fetovaia, sul litorale isolano, dove Zerlottin ha lanciato l’esca prima di cadere in acqua, da dove non è più riuscito a risalire. Una “libecciata”, come la chiamano in Toscana, cioè il vento forte che ha portato la mareggiata, gli ha reso difficile la risalita - spiega chi ha raccolto notizie sull’isola - ma probabilmente l’uomo era anche rimasto ferito cadendo sugli scogli. Costernazione e dolore risaltavano ieri a Casaglia nelle parole dei vicini di casa, quasi increduli di fronte alla tragedia che ha colpito la famiglia. Michele e la moglie si erano trasferiti nella frazione di Ferrara una decina di anni fa, in un fabbricato composto da alloggi con accessi indipendenti. Alte siepi e un prato con l’erba rasata si allungano fra la porta dell’abitazione e il cancello. «Michele era speciale: adorava il giardinaggio, davanti a casa aveva piantato una palma - raccontava una vicina - gli piaceva occuparsi delle piante e si vedeva».

Il pollice verde non era sfuggito anche ad altri residenti: «Adorava le piante grasse - il ricordo di un’altra vicina - e tenere in ordine il verde del giardino». Ma anche altre attività che esercitava appena aveva un po’ di tempo. «Aggiustava di tutto, la bici, lo scooter e faceva i “lavoretti” in casa - aggiunge un’amica - non era una persona che non sapeva come usare il tempo libero». Andava in palestra assieme alla moglie, a Ferrara, e seguiva il calcio: «L’Inter - a parlare è ancora una vicina - era la sua squadra del cuore». In mare, all’Isola d’Elba, non disdegnava le nuotate e usava le pinne. In fabbrica, a Cento, era entrato qualche anno fa. Lavorava come meccanico nel settore manutenzione. «Una persona alla mano, parlava con tutti, generoso e lavoratore», così nelle parole di un collega. Anche Michele negli ultimi tempi, come altri dipendenti della Vm era stato inserito nei turni di cassa integrazione a rotazione che hanno interessato una parte consistente del personale dell’azienda centese. La brutta notizia è arrivata in poche ore anche a Pontelagoscuro, dove lavora un parente che gestisce un’attività commerciale, e ha gettato nella disperazione i genitori, Angiolino e Giovanna, che risiedono a Barco, assieme alla sorella di Michele, Monica. «Stiamo aspettando ragguagli più precisi su ciò che è successo, per ora sappiamo molto poco», la risposta della sorella. La moglie, Cinzia, ieri è rientrata a Ferrara. Chi l’ha sentita dice che è sconvolta e ancora sotto choc. Era sul posto quando ha visto il marito in difficoltà e nonostante abbia chiamato subito i soccorsi, non ha potuto evitare che la tragedia si compisse sotto i suoi occhi.

Venerdì la salma è arrivata a Ferrara per il funerale che si è svolto nella chiesa di San Pio X, a Barco.
 

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