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Modonesi: «I militari? Non mandateli in Gad»

Parla l'assessore alla sicurezza. La dislocazione sarà decisa dal comitato Ordine e Sicurezza

L'esercito a Ferrara, i pareri dei residenti in zona Gad Nel video di Federico Vecchiatini, gli abitanti della zona "calda" della città commentano l'arrivo dei militari 

FERRARA. «Militari in giro per la Gad con i mitra spianati? Stiamo parlando del quartiere Giardino, a Ferrara, non del rione Sanità di Napoli, senza offesa per nessuno!»: Aldo Modonesi, assessore alla sicurezza della città non ci sta, non vede di buon occhio il dispiegamento dell’Esercito alla Gad, dei 12 uomini dell’Operazione Strade sicure che arriveranno a Ferrara dal 25 settembre. Anche se la collocazione dei 12 militari, e dei loro «mitra spianati» non è ancora stata definita: verrà decisa, infatti, al prossimo Comitato Ordine e sicurezza, domani, in prefettura. E qui, tutti - prefetto, sindaco, polizia, municipale, carabinieri, finanza e comune di Ferrara - valuteranno come e dove impiegare questi nuovi rinforzi.

Il questore Antonio Sbordone conferma che in quella sede verrà deciso tutto e che comunque, al momento, uno degli obiettivi più sensibili resta l’area Gad. «Ci ragioneremo con tutti, e il Comitato valuterà», spiegava ieri diplomaticamente. Anche se dall’assessore Modonesi arriva già una proposta netta: «Sì, è il questore che dovrà deciderne l’impiego - sottolinea Modonesi - ma venerdì al Comitato chiederò che l’esercito come a Bologna o Modena venga utilizzato a presidio degli obiettivi sensibili, che sono il Meis, Duomo, dove attualmente pattuglie di polizia e carabinieri stazionano: in questo modo, uomini e risorse si libereranno e chiederemo che vengano utilizzati alla Gad».


Dello stesso avviso anche il sindacato Silp Cgil della Polizia: «Diciamo sì ai militari - spiega Enrico Vincenzi, segretario provinciale - ma solo per vigilanza fissa, per liberare risorse e uomini delle forze dell’ordine per i quartieri più problematici e per l’ordine pubblico». Vincenzi si sofferma sul fatto che ad esempio, un obiettivo sensibile come il Meis (lo sarà però dal dicembre prossimo, in realtà, con la sua parziale inaugurazione), non potrà essere presidiato con risorse della Polizia di Stato o altre forze dell’ordine. E ancora, avverte, «in nessun contesto daremo il nostro assenso a pattuglie miste per il controllo del territorio con l’esercito che coinvolgano anche poliziotti».

Poliziotti che non ci sono, non ci saranno fino a metà 2018. Lo ricorda ancora Modonesi: «Il capo della Polizia Gabrielli aveva preso a Ferrara l’impegno: il concorso viene fatto all’inizio dell’anno e da aprile manderanno rinforzi delle forze dell’ordine». Il problema è capire, da oggi ad aprile, come verrà gestita la sicurezza, in città, alla Gad: «Occorre dare continuità - ribadisce Modonesi - ad opzioni che il questore ha definito di martellamento e di sicuro sono diverse da quelle fatte finora». Sulla realtà di oggi alla Gad, anzi di ieri pomeriggio, Modonesi ha verificato dal vivo: «Ho appena finito un giro in Gad, rispetto a dieci giorni fasi vedono meno spacciatori». E poi continueranno gli sforzi di polizia, carabinieri e polizia municipale, con l’affiancamento di personale che viene da altre questure, il Reparto prevenzione e crimine di Bologna e i Reparti mobili della Polizia da altre città.

Ma ora, oggi, anzi dal 25 settembre, si dovranno fare i conti con i 12 militari in arrivo e utilizzarli al meglio: sono disponibili questi, non altri. «Certamente avremmo preferito 12 poliziotti fin da subito - dice l’assessore - ma non ci hanno chiesto la tipologia dei rinforzi né noi l’abbiamo chiesta». Sottolinea, Modonesi, di condividere la linea dei sindacati di Polizia anche se ammette che «quest’estate c’è stata un’escalation di micro-criminalità» e che «c’è bisogno di far calare la pressione». «Noi - chiude - continueremo a fare la nostra parte: l’unità cinofila inizia a girare in Gad in divisa e firmeremo una convenzione con la Questura per metterla a disposizione delle forze dell’ordine; incentiveremo i controlli sugli affitti: il 40% di chi è stato schedato negli ultimi mesi non è ufficialmente residente in Gad, però ci vive».


 

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