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CRAC CARIFE

Aumento di capitale. In aula fino a Natale

Via all’udienza preliminare monstre nel teatro del Quadrifoglio

Via al processo Carife Ferrara. Si alza il sipario sull'aumento di capitale: via all'udienza preliminare. Questa mattina a Pontelagoscuro, tra blindature, controlli e disagi per il quartiere è cominciato il processo Carife. Ottocento parti civili già costituite e molte che potrebbero presentarsi proprio oggi. Misure di sicurezza straordinarie attorno al centro Quadrifoglio. (video Federico Vecchiatini) LEGGI L'ARTICOLO

FERRARA. Finalmente il processo, dopo quasi 3 anni di indagini sull’aumento di capitale di vecchia Carife che avrebbe dovuto salvare la banca cittadina e che invece, rastrellando - nel senso letterale - 150 milioni di risparmi dei ferraresi, ha impoverito questa provincia e ha dato il via al declino inarrestabile della Carife, commissariata e oggi fallita, cancellata (sul Grande crac è in corso l’inchiesta parallela a questa sull’aumento di capitale).
Ex dirigenti e tecnici imputati
Questa mattina ci saranno soprattutto loro, i ferraresi che volevano salvare Carife, cittadini comuni diventati azionisti oggi in aula dove si discute la richiesta di rinvio a giudizio di Procura e Guardia di Finanza contro 12 tra ex dirigenti e tecnici di vecchia Carife e altre banche che parteciparono all’aumento di capitale. L’udienza che si apre oggi al Centro Quadrifoglio, aula di tribunale straordinaria, scelta per capienza e motivi di sicurezza, è l’udienza preliminare in cui il giudice Piera Tassoni dovrà valutare se si dovrà celebrare o meno il processo. Lo farà il più velocemente possibile, tanto che gli addetti pur non sbilanciandosi, intendono chiudere prima di Natale.
La carica di oltre 800 azionisti
Oltre ad accusa e difese saranno presenti, dicevamo, centinaia e centinaia di azionisti (oltre 800 quelli già costituiti parte civile, altri in via di costituzione da oggi in poi): tutti i risparmiatori che nell’estate 2011 furono convinti ad acquistare le azioni proposte dall’aumento di capitale che la dirigenza di vecchia Carife propose e portò a termine. E che di fatto finanziarono, loro stessi, questa operazione contrariamente a quanto indicato dalla Banca d’Italia che aveva imposto investitori solidi, istituzionali, garantiti (banche e altro). E’ propri sui modi con cui ex dirigenti e tecnici realizzarono questa operazione che l’inchiesta si è soffermata, indicando che fu possibile raggiungere la quota dei 150 milioni (imposta da Banca Italia) solo con trucchi, falsi, omissioni. Che si sono tradotti in cinque ipotesi di reato suddivise tra i 12 imputati, per un lungo elenco di 13 capi di imputazione.
Falso in prospetto informativo
Primo tra tutti il falso in prospetto, il documento redatto da dirigenti e tecnici di vecchia Carife in cui venivano date informazioni agli investitori: «informazioni false e fuorvianti», recitano le accuse, con un lungo elenco di omissioni che si ripetono nelle 22 pagine dell’atto d’accusa, la richiesta di rinvio a giudizio, in cui procura e finanza spiegano perchè i 12 accusati debbono esser processati. Per aver ingannato tutti, dunque, con questo prospetto informativo che era la fotografia della banca, con dati di bilancio e motivi per cui si realizzava l’aumento di capitale: informazioni distorte, fuorvianti, per l’accusa. Che si sommano ai reati come l’aggiotaggio.

Aggiotaggio con notizie false
Perchè per convincere tutti - i ferraresi e non solo - ad acquistare azioni di Carife per l’aumento di capitale, occorreva tranquillizzare tutti, non dire la verità sulla banca, facendo carte false e dando numeri e dati altrettanto non veritieri. Insomma, per «turbare il mercato», come recita il reato di aggiotaggio vennero divulgate «notizie false» attraverso, secondo l’accusa, comunicati e conferenze stampa, usando giornalisti e giornali locali come cassa di risonanza per diffondere queste e «occultare ai ferraresi la grave difficoltà finanziaria e patrimoniale di Carife». Ma questi inganni, falsi, omissioni dovevano essere tenute nascoste, perchè chi controllava non li scoprisse: ecco allora l’altro reato di ostacolo alla vigilanza, nei confronti di Banca Italia e Consob(parti lese e possono costituirsi parte civile all’udienza di oggi).
Ingannati anche i controllori
Inganni ai controllori, secondo l’accusa con comunicazioni false sui dati, ad esempio- del piano industriale di Carife 2011-2014, il periodo indicato per il rilancio: «Le informazioni trasmesse non veritiere erano tali da non consentire a Banca Italia e poi alla Consob di valutare sotto il profilo di coerenza e trasparenza il prospetto informativo sulla situazione patrimoniale e finanziaria di Carife e senza prospettare rischi all’investitore». Basta questa frase, vergata nei capi d’accusa, per sottolineare gli inganni ai controllori. E non finisce qui. Ultimi reati quelli più gravi , penalmente: la bancarotta patrimoniale legata alla fittizietà del patrimonio.
Accordi illeciti con altre banche
Vecchia Carife in accordo con le banche CariCesena e Banca Valsabbina (anche PopBari e PopCividale lo fecero, ma con operazioni non ritenute reato penale) scambiarono azioni per 15 milioni di euro, consentendo così a Carife di raggiungere la quota dei 150milioni. Peccato che fossero fittizi: secondo l’accusa quei 15 milioni di azioni comprate dalle banche esterne a Carife, tornarono poco dopo nelle loro casse: da qui, il reato di fittizietà del patrimonio e bancarotta patrimoniale. Reati molto tecnici, su cui non ci sono ad oggi precedenti penali (giurisprudenza nemmeno in Cassazione): questo è il punto sul quale il giudice Tassoni dovrà fare chiarezza, e su questo si gioca tutto il processo Carife.
 

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