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Morti premature da smog: Ferrara tra i top in Italia

La Fondazione dell’ex ministro Ronchi stima in passato 250 decessi l’anno. L’Alto Ferrarese segue a ruota. La colpa è soprattutto delle polveri ultrafini

FERRARA. L’Italia ha l’aria più inquinata di tutti i grandi paesi europei e Ferrara è tra le città, e gli ambiti territoriali, dove l’inquinamento da polveri ultrafini è causa di un alto numero di decessi. Il tema non è nuovo ma a riproporlo, con indicatori più analitici, è ora la Fondazione sviluppo sostenibile dell’ex ministro Edo Ronchi. Nel rapporto “La sfida della qualità dell’aria nelle città italiane” presentato ieri, infatti, si aggiorna il numero delle morti commesse all’inquinamento atmosferico, in particolare la concentrazione delle Pm2,5 per le quali «la zona più inquinata in assoluto è la Pianura padana». A livello nazionale ci sono 91mila morti premature all’anno a causa dello smog, ma bisogna considerare che i dati sulle concentrazioni inquinanti sono riferite al 2005, quando i livelli erano sicuramente superiori a quelli attuali. In ogni caso sulla base di questi dati la mappa delle morti da smog vede in zona rossa l’intero hinterland milanese, Napoli e concentrazioni quasi puntiformi in aree industriali come Taranto o Priolo.

Ferrara, intesa come città, ha una colorazione arancione, che equivale ad una stima tra 200 e 250 morti premature dovute allo smog ogni 100mila residenti: dopo i top sopra citati, sono le concentrazioni più consistenti a livello nazionale assieme a quelle di altre zone industriali o a forte urbanizzazione come Mantova, Modena, Venezia, Padova, Monfalcone e Roma. L’arancione diventa più sfumato, corrispondendo a una “classe” di morti stimati tra 151 e 200 per 100mila abitanti, in tutto l’Alto Ferrarese, con una nuova punta attorno a Cento. L’arancione si estende dall’altra parte del Po, sulla verticale Ponte-Santa Maria Maddalena, ma in maniera meno estesa. Il resto della provincia si divide tra le classi verde chiara (101-120 decessi per 100mila abitanti) e verde scuro (81-100). La definizione di questi calcoli è minuziosa, perché le “celle” territoriali corrispondono a un quadrato 4x4 chilometri.

Il bacino padano in generale, riconosce lo studio, è penalizzato da «caratteristiche meteorologiche ed orografiche particolarmente sfavorevoli», ma comunque le concentrazioni di morti premature si hanno in aree dove c’è un mix di inurbamenti, presenza di attività industriali e condizioni ambientali. (s.c.)

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