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Arrestato per terrorismo a Ferrara: "Aveva degli appoggi in città"

Anis Hannachi è fratello di Ahmed, l'omicida delle due ragazze francesi. Era ospite di un cittadino regolarmente residente in città

FERRARA. Al momento non si può dire con precisione da quanti giorni Anis Hannachi, il fratello di Ahmed, l'omicida delle due ragazze francesi, arrestato sabato sera in città si trovasse a Ferrara. Forse tre o quattro giorni, hanno spiegato gli inquirenti nel corso della conferenza stampa di stamane, seguita di poco a quella tenuta a Roma. Il giovane potrebbe essere arrivato intorno mercoledì o giovedì della scorsa settimana.

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È stato ospitato da un amico connazionale che vive regolarmente a Ferrara e che è integrato con la città. Nell'appartamento in cui Anis Hannachi è stato ospitato vivono quattro o cinque ragazzi, tutti connazionali. Alcuni sono studenti..

Secondo quanto riferito dagli inquirenti, allo stato attuale delle cose non è assolutamente possibile ipotizzare che ci sia una cellula o un'organizzazione jihadista a Ferrara. Anis Hannachi al momento dell'arresto, avvenuto intorno alle 22 di sabato sera, non ha opposto resistenza. In un primo momento il tunisino ha detto di essere libico, dichiarazione falsa che rilasciò anche al suo arrivo in Italia nel 2014 e per la quale venne espulso. Al momento non sembra essere in contatto con altre persone in altre città italiane ma le indagini proseguono in regime di riservatezza.

Terrorismo, arrestato a Ferrara il fratello dell'attentatore di Marsiglia La Polizia ha arrestato a Ferrara Anis Hannachi, fratello di Ahmed, l'uomo che ha ucciso due donne a Marsiglia lo scorso 1 ottobre. E' accusato di partecipazione ad associazione terroristica e complicità nell'attacco commesso nella cittadina francese, nei pressi della stazione ferroviaria Gare de Marseille-Saint-Charles. Ahmed Hannachi aveva vissuto ad Aprilia, in provincia di Latina. Secondo gli investigatori si sarebbe radicalizzato solo dopo essersi trasferito in Francia nel 2014

Gli investigatori stanno ancora ricostruendo i movimenti di Anis Hannachi da quando è arrivato in Italia, incrociando le informazioni con quelle raccolte dai colleghi francesi e con quanto emerso dalle indagini sul fratello, Ahmed. Quello che si sa al momento è che le autorità francesi, due giorni dopo l'attentato di Marsiglia - la sera del 3 ottobre - hanno segnalato all'Italia la possibile presenza nel nostro paese di Anis. In quella segnalazione, i francesi sostenevano che il tunisino potesse essere in Italia almeno dal 27 settembre - dunque 3 giorni prima dell'attentato - e che era un soggetto radicalizzato. Le verifiche dell'antiterrorismo sono scattate immediatamente: «il primo riscontro che ci ha dato la certezza che Anis fosse in Italia - ha spiegato il direttore della divisione estero dell'Ucigos, Claudio Galzerano - lo abbiamo il 4 ottobre, in Liguria».

Anis Hannachi, il fratello del killer...
Anis Hannachi, il fratello del killer di Marsiglia, arrestato a Ferrara
Cosa abbia fatto nei giorni precedenti, se fosse o meno in Italia, e cosa ha fatto fino al suo arresto a Ferrara, è quanto stanno cercando di ricostruire gli investigatori. Al momento non risulta comunque che Anis fosse a Marsiglia il giorno dell'attentato.

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«Ora faremo una serie di accertamenti - ha detto il procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo Franco Roberti - per verificare la sua presenza in Italia prima di settembre e se avesse contatti con altri ambienti estremisti nel nostro paese». Dai riscontri avuti finora, in ogni caso, sembra che a Ferrara il tunisino fosse «senza basi e senza appoggi», anche se bisognerà approfondire. Quando l'hanno fermato, Anis ha fornito un nome di fantasia e ha detto di essere algerino. La certezza che fosse davvero lui è arrivata quando le foto segnaletiche e le impronte digitali - quelle prese nel 2004 dopo lo sbarco a Favignana e quelle fatte in questura a Ferrara - sono state inviate in Tunisia per un riscontro. Poco dopo infatti da Tunisi è arrivata la risposta affermativa: il fermato era Anis Hannachi. «Questo caso - ha detto ancora Galzerano - è la dimostrazione che c'è una cooperazione internazionale che funziona, c'è una comunità della sicurezza che non si risparmia e che lavora nella stessa direzione»

 

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