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la tragedia

Muore nel frontale con un camioncino. «Le ho dato l’ultimo bacio tra le lacrime»

Parla il compagno della 29enne morta nell’incidente: sì, è stata una distrazione a portarla via da me e dalla nostra bambina

Mamma muore nello schianto, le immagini del luogo della tragedia Nel video di Filippo Rubin, i soccorsi, i rilievi dei carabinieri, i mezzi coinvolti nello schianto in cui ha perso la vita Cristina Boroiban, 29 anni, madre di una bimba di appena 5 anni LEGGI L'ARTICOLO

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«Avevamo tante cose da fare insieme. Tutta una vita davanti. Ma Cristina è volata via. Subito dopo lo schianto, sono stato accanto a lei e le ho dato l’ultimo bacio. Spero l’abbia sentito». Con la voce rotta dal dolore e il cuore in frantumi, il compagno Fausto Bedini di 45 anni ripercorre i momenti trascorsi insieme a Cristina Boroiban, lunedì prima e dopo il tragico incidente in cui ha perso la vita .

Lui era lì, accanto a lei quando lunedì alle 13.30, la ragazza, 28 anni – ne avrebbe compiuti 29 il giorno di Natale - stava tornando a casa alla guida della Renault Clio blu su via di Renazzo. Per una distrazione fatale, l’auto è finita, senza alcun segno di frenata, sotto a un camion che viaggiava sulla corsia opposta. Uno scontro violentissimo, un frontale che non le ha lasciato scampo.



«Io non so cosa sia successo, forse una distrazione – ripete il compagno Fausto –, ma il destino atroce me l’ha strappata via. Ci eravamo trovati al bar, da me, per fare due chiacchiere, per parlare di noi». Da pochi mesi il compagno Fausto Bedini aveva preso la gestione del bar Sprint e del distributore Repsol a San Matteo della Decima, nel Bolognese. È da qui che sono partiti in macchina anche lunedì alle 13: «Io ero davanti. E lei dietro di qualche centinaio di metri. Stavamo tornando a Renazzo. Io mi volevo fermare nella zona industriale per abbracciarla. Era un’occasione importante per stare insieme visto che in questo periodo eravamo sempre lontani. Ma non ho avuto tempo». Mentre guidava, il compagno Fausto la seguiva con gli occhi dallo specchietto della macchina, poi all'improvviso non l’ha più vista. Poi il drammatico epilogo. «C’era solo polvere. Così sono tornato indietro. Ho visto quanto era successo. Sono corso da lei. Mi ripeto continuamente, non può che essere stata una distrazione a portarmela via. Non mi sembra vero». Il pensiero del compagno di Cristina, Fausto va subito alla loro bimba, la piccola Desirè di 5 anni: «La aiuterò a crescere, a diventare grande, ricordando la sua mamma con infinito amore. Lei, la nostra bimba, è il regalo più bello che Cristina avesse mai potuto farmi. Se questo era quello che il destino aveva in serbo per noi, Cristina mi ha lasciato ciò che di più bello può esistere al mondo: Desirè. Un nome che abbiamo scelto insieme, la prova vivente del nostro amore e del desiderio che avevamo di stare insieme».

E poi il pensiero va a Cristina, a come era: «Una ragazza speciale, solare e brillante. Una brava mamma per la nostra piccola Desirè. Ma dentro era tormentata. Ho fatto di tutto, io assieme alla mia famiglia, per regalarle un po’ di felicità. Ma non è servito. Se n'è andata troppo in fretta. Il destino me l'ha strappata dalle mani».

Un dolore profondo e tagliente quello che ha colpito tutta la famiglia Bedini, ma anche il segno indelebile di un amore, quello tra Fausto e Cristina, tanto bello, quanto complicato: «La nostra storia assomiglia ad una favola. Potrebbe essere l'intreccio di un romanzo. Ci siamo conosciuti in un bar. Lei mi ha preparato un caffè. Ieri al bar Sprint, gliel'ho preparato io il caffè. Sì tutto è cominciato e finito con un caffè».

E poi ricorda: «Avevo preso il bar per lei, per gestirlo insieme. Dopo aver lavorato per anni come standista lontano da casa, avevo fatto questa scelta proprio per poter stare più vicino a lei e alla bimba». Ed è proprio davanti a quel bar, che si sono salutati Fausto e Cristina. Con la voce rotta dalle lacrime, l'uomo racconta le ultime parole che ha ripetuto a Cristina, prima della partenza in direzione di Renazzo: «Davanti alla macchina, sfiorandole la mano, le ho detto “Ti sceglierei tra milioni di persone”. Non voleva lasciarmi andare via. Poi l’ho rivista pochi minuti dopo, già senza vita, dentro la sua auto. Ho tentato di rianimarla, ma non respirava più. L’impatto è stato troppo violento. Sono stato lì vicino a lei, le ho dato l’ultimo bacio, spero l’abbia sentito. L’ho vista andarsene. Una scena che ora ho sempre davanti agli occhi e che non dimenticherò mai».

Beatrice Barberini

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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