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Bononi, l'ultimo sognatore: una guida di dodici pagine

Oggi allegato alla "Nuova" un inserto dedicato alla mostra che apre ai Diamanti il 14 ottobre

FERRARA. «Il signor Carlo merita di essere stimato, perché li colori che lui adopera sono fatti di core liquefatto». Anno 1622. Questo scritto di Tito Prisciani, priore di Santa Maria in Vado, committente di tante opere di Carlo Bononi, indirizzato al reggiano Sebastiano Munarini, descrive in maniera sublime l’indiscusso talento dell’artista ferrarese. Con una mostra sul Carlo Bononi, l’ultimo sognatore dell’Officina Ferrarese, Palazzo Diamanti e Ferrara Arte fanno una scommessa su un secolo pittorico considerato, a torto, decadente e poco significativo. Il Seicento ferrarese torna alla ribalta dopo la felice intuizione di esporre al pubblico le opere di quel secolo conservate nelle chiese terremotate, con l’allestimento di uno spin-off collegato alla mostra di successo del 2013 su Zurbarán, rappresentante del “siglo de oro” spagnolo. Bononi diventa così l’ultimo tassello di quella straordinaria scuola e officina rinascimentale ferrarese e il trait d’union con il barocco seicentesco.


La mostra che inaugura domani, curata da Giovanni Sassu e Francesca Cappelletti, mette in luce un artista che ha regalato opere diventate il simbolo dell’arte di quel periodo. Una pittura emozionale che può evocare altri grandi che l’hanno preceduto, dal Correggio a Caravaggio, ma che conserva tratti originalissimi e soprattutto può contare su una vastissima produzione, disseminata in vari luoghi, soprattutto chiese nella pianura padana, senza tralasciare comunque il Louvre.


Bononi era così veloce a disegnare che gli storici dell’arte sono soliti ripetere che dipingeva in discesa, con continui cambiamenti rispetto al bozzetto originale. La mostra inquadra le varie fasi artistiche del pittore, dal periodo ferrarese, al dualismo con lo Scarsellino, passando per l’esperienza romana, fondamentale e innovatrice. Il Seicento ritorna a bussare con forza dal punto di vista artistico e ci dice che Ferrara è piena di opere significative conservate in chiese e musei, una ricchezza che merita di essere riscoperta.
Nella Ferrara del Bononi, tra affreschi, tele e disegni, c’è un periodo artistico da mettere maggiormente a fuoco e valorizzare. Come in un quadro del signor Carlo, vale la pena studiare a fondo quel contrasto di luci e ombre sul Seicento ferrarese.

Gian Pietro Zerbini

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