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Masi San Giacomo, una comunità unita che vuol restare autonoma

Decisiva la forza del volontariato: 122 iscritti alla Pro Loco su circa 800 abitanti «La collaborazione tra paesi va bene, ma senza ingerenze nelle iniziative»

Masi San Giacomo, una comunità unita che vuol restare autonoma Nel video di Filippo Rubin, l'incontro con i cittadini giacomensi in occasione di "Un caffè con la Nuova"

MASI SAN GIACOMO. Associazionismo, viabilità, campo da tennis, controllo delle alberature, grande spirito di civiltà, rifiuti, comunità unica allargata ma mantenendo ciascuna la propria autonomia.

Questi i temi trattati l’altra sera a Masi San Giacomo presso la Pro Loco, nel corso del tradizionale appuntamento “Un caffè con la Nuova”, condotto dal direttore de la Nuova Ferrara Luca Traini. Una piccola frazione Masi San Giacomo, che conta circa 700/800 abitanti, ma che nel colloquio ha mostrato grande spirito di comunità. Nel settore del volontariato è molto attiva la Pro Loco, che, come spiega il suo presidente Werter Bianconi, mette molto impegno nel realizzare piccoli eventi che possano mantenere lo spirito di comunità.

«Siamo 122 tesserati - esordisce Bianconi - e ce la mettiamo tutta cercando di fare manifestazioni che si svolgono nel corso dell’anno. Si inizia con l’Epifania, in cui facciamo una festa nel cortile della Pro Loco, o all’interno se il tempo è inclemente. Partecipiamo alla “Sbiciclata di Masi”, in occasione della sagra di Masi Torello. Poi si continua con la Pasqua, e con la sagra di quattro giorni del paese. Sono stato molto soddisfatto del corso di cucina che penso di riproporre. Al piano superiore ospitiamo l’Avis, con tutte le attrezzature per le manifestazioni».



La Pro Loco ha sede nelle ex scuole elementari, e i volontari hanno provveduto autonomamente a mettere in sicurezza l’edificio. «L’ex scuola ce l’ha data in gestione per dieci anni il Comune, rinnovabili per altri dieci, e l’amministrazione ci è venuta incontro con le spese materiali», prosegue Bianconi. Tra l’altro, la Pro Loco, ricorda giustamente con orgoglio il sindaco del comune di Masi Torello Riccardo Bizzarri, «è stata l’unica al mondo ad avere come ospite Pepe Mujica (ex presidente dell’Uruguay, ndr)».

Poter mantenere la propria autonomia senza creare comuni allargati è un po’ il sogno di tutti, dal sindaco agli stessi abitanti. È ancora Bianconi che spiega: «Unire i due paesi può essere un tentativo, ma senza interferire nelle attività dell’altro. Unire va bene, in modo che ci si aiuti in caso di necessità di manodopera, ma che non si intervenga nelle manifestazioni dell’altro, perché ogni comunità ha i suoi eventi che vanno avanti da almeno 40 anni, ed è giusto non interferire. Una casa unica allargata, però gestendo bene la situazione».

Secondo il sindaco Bizzarri, l’autonomia può rimanere «se si toglie il patto di stabilità, con il quale i piccoli comuni virtuosi pagano i debiti alle città più grandi. Da circa sei mesi sono alla commissione Arconet al Ministero delle Finanze, e stiamo chiedendo di togliere il patto di stabilità o similari per i piccoli comuni con meno di 5mila abitanti. Se viene tolto, diventiamo un comune super florido, se non è tolto non riusciamo ad andare avanti. Il nostro è un comune che è sempre stato amministrato in maniera virtuosa. È chiaro che hanno paura a togliere il Patto di Stabilità o similari perché i fondi sono nei piccoli comuni, e tanti pochi fanno assai. Se questo patto non viene tolto, la nostra fine sarà di diventare un sobborgo di un’altra città se ci fondiamo con altri comuni, con tutto ciò che ne consegue».

Tra le note positive del vivere in una piccola comunità, il fatto che tutti vedano cosa succede nelle strade. «In paese c’è controllo, e questa è la nostra forza», dice Serena Poltronieri, vice sindaco.

Giancarlo Barboni solleva la questione del controllo delle alberature, «un problema aperto, che esiste nel territorio». Gli risponde il sindaco, spiegando che «è un tema complesso, soprattutto per quanto riguarda il controllo degli alberi dei privati, mentre per il pubblico il monitoraggio c’è. Dovremmo fare un regolamento moderno, ma va concertato nel dettaglio».

Veronica Capucci
 

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