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«La fusione Mesola-Goro porterebbe solo vantaggi»

Il consigliere provinciale Soncini prende posizione e lancia un appello «La politica abbia il coraggio di aprire un dibattito tra i cittadini dei due Comuni» 

GORO. Possibile fusione (o unione) tra Goro, Mesola e forse anche Lagosanto? In questi giorni si è aperto il dibattito e c’è chi ha lasciato le porte aperte e chi invece le ha chiuse subito. Sulla questione interviene il consigliere provinciale Gino Soncini: «Compito di un amministratore è quella di valutare quale sia la strada più vantaggiosa per i propri cittadini. Nella nostra provincia si stanno moltiplicando le fusioni dei comuni: si discute su Tresigallo-Formigna e Berra-Ro mentre sono già realtà i Comuni di Fiscaglia (Massa Fiscaglia-Migliarino-Migliaro) e Terre del Reno (Sant’Agostino-Mirabello) una ragione di tutto questo ci sarà pure, come è pure da dire che le Unioni comunali non sono decollate, anzi». È dunque possibile una fusione tra Goro e Mesola? «Conosco bene la storia di Goro, i motivi e le ragioni della separazione da Mesola nel 1962, così come conosco bene la storia e la vita attuale del mio Comune oggi, penso che la fusione dei due Comuni potrebbe diventare una grande e importante realtà».

Secondo Soncini, sarebbe «una opportunità in grado di dare un nuovo impulso a tutto il territorio, un valore aggiunto alla eccellenza nella pesca e allevamento della vongola, all’agricoltura, la nascita di un comparto turistico importante lungo l’asse della destra Po, con importanti presidi come il Castello di Mesola, il Boscone, le Valli di Gorino, il faro di Goro le piste ciclabili».

Oggi i piccoli Comuni fanno sempre più fatica a gestire il quotidiano, «lo viviamo tutti i giorni a Goro, sono anni che il nostro arredo urbano è carente, non ci sono fondi per le attività di volontariato, la scuola ha necessità quotidiane ed anche straordinarie ma la mancanza di fondi rende tutto più complicato e difficile, non saranno sufficienti (se pur importantissimi) i contributi volontari dei pescatori per risolvere i grandi e grossi problemi del bilancio comunale, che non sono proprio in equilibrio».

«Beneficiamo (e per fortuna) di importanti interventi nel comparto della pesca (risanamento ambientale della sacca e del porto), ma il resto del territorio cosa offre?», provoca Soncini. La fusione potrebbe «garantire un nuovo e radicale sviluppo di questo territorio, attraverso importanti e decisivi finanziamenti a fondo perduto, sta anche a noi cittadini, a noi amministratori cogliere questa opportunità o meno, nessuno oggi è autosufficiente». Nulla sarà deciso dietro le quinte, nessuno può vantarsi di avere la verità in tasca, ne fare il capo-popolo senza nessun titolo.

«Quello che conta non è la sede del comune, i muri non producono, quello che produce sono le idee, la progettualità, la capacità delle persone di portare avanti progetti che facciano crescere economicamente e culturalmente la nostra gente». Da qui l’appello: «La politica abbia il coraggio di aprire un dibattito tra le popolazioni dei due comuni, alla fine del percorso, un referendum sancirà la volontà dei cittadini, questa è la democrazia».



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