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Caporalato, l’affare da 2 milioni di euro

A Ferrara e nella sua provincia 140 mediatori illegali. Impressionante la movimentazione di denaro. Il dramma migranti

Caporali, ma senza mostrine. Intermediari illegali tra datore di lavoro e lavoratori (per la quasi totalità stranieri, richiedenti asilo e rifugiati), ma con nulla che richiama a motivi militari. Intermediari però molto potenti che, solo a Ferrara, movimentano e maneggiano oltre 2 milioni di euro l’anno, e molto spesso dotati di un potere contrattuale (affidato loro dai datori di lavoro, esempio il titolare di una ditta) praticamente assoluto. E non solo di ingaggiare lavoratori o metterne a casa. È solo uno dei dati, di estremo interesse nella loro drammaticità, emersi nel corso del convegno promosso dall’Arma dei carabinieri e svoltosi ieri nella Sala dei Comuni del Castello Estense. Aperto dal saluto del generale Adolfo Fischione, e concluso dal colonnello Andrea Desideri comandante provinciale dell’Arma, attraverso i punti di vista della Chiesa, dell’Ispettorato del lavoro e dell’esperto di diritto del lavoro, la mattinata è servita a fornire numeri impressionanti nella loro gravità. Il caso Ferrara non fa eccezione. Quello più paralizzante lo ha fornito uno tra i maggiori esperti al mondo di diritto del lavoro, il professor Francesco Carchedi docente universitario alla Sapienza di Roma e studioso proprio di sfruttamento e di caporalato. È stato proprio Carchedi a sottolineare che «a Ferrara e nella sua provincia operano 140 caporali, 70 stranieri e 70 italiani e sono loro, di fatto, che gestiscono il mercato del lavoro, arrivando anche a fissare pagamenti e condizioni. - Non mancano in questo contesto - ha detto ancora lo studioso - i contatti con le organizzazioni criminali delle quali spesso questi caporali fanno parte. Un mondo a parte - ha proseguito Carchedi - che non tralascia di avvalersi di avvocati, esperti di diritto del lavoro e altre figure professionali ad hoc, tutti con attività ovviamente illegali». Altri, ancora, sono stati i dati di estremo rilievo: tra i 100 distretti agro-alimentari monitorati dalle forze dell’ordine, in special modo dai carabinieri, c’è anche il distretto agro-alimentare di Ferrara. Va aggiunto che i gruppi dediti al caporalato sono spesso violenti e aggressivi e non ammettono nessuna presa di posizione da parte dei lavoratori sfruttati. Il Ferrarese, con le sue oltre 10 mila aziende agricole, inquadra soprattutto in questo settore il triste fenomeno del caporalato. Ma il settore agricolo non è l’unico ad essere colpito dal flagello (vedi pezzo a lato). Per i braccianti il rischio maggiore è quello di un progressivo abbassamento delle paghe. Quali sono i lavoratori più spesso vittime di questo sistema illegale? In parte lo si è già detto: si tratta in misura preponderante di richiedenti asilo e rifugiati (nel Ferrarese complessivamente 1.300), categorie scelte non a caso dalla malavita legata al caporalato, in quanto categorie tra le più deboli. Non bisogna inoltre restare ancorati all’idea che il fenomeno caporalato riguardi soltanto lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura. Oggi esistono molte forme, più sofisticate, di penalizzazione dei lavoratori. E proprio su questo si è soffermato, sinteticamente ma intensamente, il colonnello Desideri nell’intervento che ha chiuso i lavori della mattinata: «Ferrara - ha ricordato Desideri - ha quasi 40 chilometri di costa, il che significa massima attenzione al caporalato nella pesca, fenomeno che presenta purtroppo gravi picchi anche nelle nostre zone».

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