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Municipio abbattuto Sgarbi: fu una follia

SANT’AGOSTINO. Vittorio Sgarbi torna “sul luogo del delitto” e parla di nuovo del municipio di San’Agostino, demolito a causa dei gravi danni subiti dal terremoto del 20 maggio 2012. «Poteva essere...

SANT’AGOSTINO. Vittorio Sgarbi torna “sul luogo del delitto” e parla di nuovo del municipio di San’Agostino, demolito a causa dei gravi danni subiti dal terremoto del 20 maggio 2012. «Poteva essere salvato e invece hanno preferito usare la dinamite. Quell’edificio - afferma il critico d’arte ferrarese - si sarebbe potuto salvare. Poteva essere chiuso e restaurato, invece l’hanno demolito. Perché? Per la fretta? E in nome di cosa? Oggi, dopo più di cinque anni, in quella piazza c’è ancora il vuoto. Nulla è stato ricostruito». All’epoca la presa di posizione di Sgarbi, in netta contrapposizione a quella dell’allora sindaco Fabrizio Toselli (oggi primo cittadino di Cento) e degli enti competente, fece discutere e divise gli animi. Da una parte chi, d’accordo con il primo, voleva recuperare la struttura consapevole del fatto che ci sarebbe voluto un lavoro di restauro impegnativo; e dall’altra chi, a malincuore, ha preferito abbattere il palazzo perché troppo compromesso. «Qualunque strutturista avrebbe detto che sarebbe rimasto in piedi ma - continua Sgarbi - volevano la dinamite, volevano farlo saltare. Da quell’estate nulla è cambiato. Al posto del municipio niente è stato costruito. Cinque anni dopo c’è un buco, un vuoto. È una cosa vergognosa».

Il critico ferrarese, pochi minuti prima dell’esplosione, si recò anche a Sant’Agostino, parlò con l’amministrazione, tentò di evitare che l’edificio venisse fatto brillare ma non riuscì nel suo intento. Chi era presente ricorderà Sgarbi che, a demolizione avvenuta, si aggirava tra il fumo e le macerie contrariato per quanto avvenuto. Non senza essere oggetto di critiche e contestazioni per la sua volontà di salvare l’immobile. Nel frattempo Sant’Agostino e Mirabello si sono uniti, è nato il Comune Terre del Reno, e ancora i residenti aspettano di sapere quando e come verrà rivoluzionata la piazza.

Samuele Govoni

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