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il caso

«Non potrò disperdere le ceneri di mio padre»

Protesta la storica dell’arte Letizia Caselli in vista dell’esumazione delle spoglie del congiuntoi. Il racconto: voleva il rilascio a Mirabello. Ma per la normativa la comunicazione è stata tardiva

FERRARA. «Per anni mi hanno detto che al momento dell’esumazione i resti di mio papà avrebbero potuto essere cremati e le ceneri disperse nel luogo da lui scelto. Ora scopro che non è vero e quindi io e mia madre non potremo dar corso alla volontà di mio padre». Una scoperta amara, dice Letizia Caselli, 55 anni, storica dell’arte ferrarese da un paio di decenni residente a Venezia.

A metà del mese scorso si è presentata nell’Ufficio di Ferrara Tua, competente per la gestione dei cimiteri, e nell’Ufficio di Stato civile del Comune di Ferrara per capire come avrebbe dovuto gestire la procedura relativa all’esumazione del corpo del papà, deceduto all’improvviso nel 2007.

«Vivendo fuori provincia in questi anni periodicamente ho contattato gli uffici competenti per informarmi sull’esumazione che viene programmata dieci anni dopo la tumulazione - racconta Letizia Caselli - le risposte che avevo ottenuto mi avevano rassicurata sulla possibilità di rispettare la volontà che mio padre aveva espresso a mia madre e, in parte, anche a me: la dispersione delle sue ceneri sul suolo del comune dove era nato, a Mirabello, chiedendo ovviamente l’autorizzazione all’amministrazione competente».

Una volontà che oggi però, prosegue Letizia Caselli, deve confrontarsi con leggi e regolamenti che disciplinano le modalità e le circostanze nelle quali è possibile procedere alla dispersione delle ceneri del defunto, un muro - protesta la donna - contro il quale rischia di infrangersi, in questo caso, l’intimo e legittimo desiderio di una persona sul trattamento da riservare alle due spoglie. «Negli anni mi sono state riferite cose diverse da quanto apprendo ora - lamenta Letizia Caselli - E’ vero che, a causa del trauma provocato dal decesso improvviso di mio padre, la famiglia non ha trovato in quel momento la forza e la prontezza di esprimere la sua volontà. Quella però era una sua scelta che io e mia madre abbiamo ricostruito nel tempo e che ora potrebbe restare lettera morta».

Le soluzioni prospettate alla famiglia sono la cremazione dei resti con il conferimento delle ceneri in un’area comune della Certosa o l’acquisto di una concessione per conservarle in un loculo appositamente scelto dalla famiglia.

«All’Ufficio di Stato civile del Comune mi hanno chiesto perché non abbiamo detto subito che la dispersione delle ceneri era volontà di mio padre con un tono che metteva in dubbio le mie parole e che respingo al mittente. Ma chiedo: quale danno causerebbe alla collettività - osserva la storica dell’arte - la dispersione delle ceneri in un’area autorizzata dal comune di Mirabello?». Una questione delicata che intreccia aspetti che interessano la sfera più personale e affettiva con il quadro normativo. Leggi e regolamenti prevedono che dopo l’esumazione i resti possano essere cremati e le ceneri poste nel cinerario comune oppure conferite in un loculo. Possono anche essere affidate ai parenti, che però devono conservarle e non possono disperderle, atto - quest’ultimo - che può essere autorizzato solo al tempo del decesso. Una norma che sembra coniata per preservare da successive revisioni la volontà del defunto, che deve essere manifestata (col testamento o la testimonianza dei parenti) subito dopo la morte.

La storia raccontata da Letizia Caselli solleva la questione di una scelta personale che - seppure espressa in vita - ha preso forma solo in un momento molto lontano dal funerale. «Perché imporre una norma così rigida da escludere in un caso come questo la possibilità di disporre dei resti mortali in base a quella che è stata la volontà del defunto? La considero un’intrusione - conclude Letizia Caselli - nella sfera più intima e privata delle persone». (gi.ca)
 

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