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Malati di slot, Comacchio capitale della ludopatia a Ferrara

In provincia 9,1 macchinette ogni mille abitanti, giocati in media di 973 euro l'anno a testa. I ludopatici in carico al Servizio tossicodipendenze dell'Ausl ferrarese crescono al ritmo di due-tre persone alla settimana. La testimonianza: "Il gioco è stato l’amore della mia vita, più di mia moglie, l’ho amato anche se mi ha rovinato"

Il gioco, l'amore di una vita

 

«Il gioco è stato l’amore della mia vita, più di mia madre, più di mia moglie. L’ho amato in maniera viscerale, anche se mi ha rovinato». Si esprime così Giorgio, nome di fantasia, originario di un paese della provincia di Ferrara, che a 67 anni e dopo 40 di gioco d’azzardo oggi si spende in un’associazione, i Giocatori anonimi, quella che l’ha salvato, come dice lui stesso al termine del racconto della discesa lungo le scale della disperazione e della rinascita.

 

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Negli incontri a scuola, aggiunge, «sento spesso domande che mi fanno capire come quei ragazzi lì stiano giocando. Bisognerebbe fare qualcosa di più su questo fronte».

 

 

Come ha cominciato?
«Sono un giocatore vecchio stampo, allora c’erano gli ippodromi, i casinò e le scommesse clandestine. Ho iniziato perché mi ero trasferito a 22 anni a Bologna, in un appartamento di fronte all’ippodromo, e con gli amici andai a passare una serata alle corse. Fu piacevole, puntai lì i miei primi spiccioli visto che non avevo mai giocato prima. Ci tornammo, all’ippodromo, e da lì cominciai molto lentamente il percorso che mi ha portato a giocarmi cifre stratosferiche, in tutti i modi».

 

Lei ha sperimentato tutte le situazione: in un paese di provincia c’è più controllo sociale, più vicinanza?
«No, anzi. Se qualcuno ti avesse visto prendere un treno per il casinò, il rischio era di essere bollati. Forse in provincia ci si espone anche di più al rischio del gioco, perché ci sono poche alternative».

 

"Ho giocato per 40 anni alle slot poi ne sono uscito così" Giorgio, nome di fantasia, è originario di un paese della provincia di Ferrara, ha 67 anni e dopo 40 di gioco d’azzardo oggi si spende in un’associazione, i Giocatori anonimi, che l’ha salvato

 

Come se ne esce?
«Ho avuto la fortuna-sfortuna di avere alle spalle una famiglia benestante. L’ultima cosa che mia madre ha fatto per me fu vendere un appartamento. Ero pieno di debiti, avevo gli strozzini sul collo, mi dicevano "o paghi o è la fine". Non ne sono uscito perché volevo, anzi, nonostante la disperazione più assoluta nella quale ero caduto, il gioco è stato al centro di 40 anni di vita. Ho venduto tutto quel che potevo, poi è stata mia moglie a dire basta. Prima mi abbandonò, ma poi capì che il gioco era una malattia, che non ero una persona cattiva. Tornò al mio fianco e mi costrinse a rivolgermi ad un’associazione, la stessa che frequento ancora oggi».

 

I Giocatori anonimi sono presenti in tutta la regione, l’unica provincia dove non ha una rappresentanza è proprio Ferrara.
«Qualche anno fa avevamo aperto dalle parti del Parco urbano, ma non siamo stati aiutati e alla fine abbiamo dovuto chiudere».

 

Due mesi di stipendio in fumo

 

È Comacchio il comune dove si gioca più alle slot machine in provincia di Ferrara. Il dato è impressionante sia per consistenza che nel raffronto con gli altri centri della provincia, tanto da far pensare ad un’incidenza non trascurabile del turismo, in particolare quello estivo.

 

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Gratta e vinci, lotterie, superenalotto, scommesse sportive, lotto, macchinette, gioco online, ippica, bingo: nel 2016 gli italiani hanno speso 95 miliardi nel gioco, oltre la metà solo in slot machine e videolottery. Pari a più di due manovre finanziarie. La Lombardia è la regione che spende di più, seguita da Lazio e Veneto. L'Abruzzo è la regione con la maggiore densità di apparecchi. Prato è la provincia italiana con la giocata pro capite più alta. Tutti i dati nell'inchiesta del Gruppo Gedi

 

Secondo le rilevazioni Istat, infatti, la raccolta pro-capite riferita al 2016 nel comune lagunare è stata di 2.678,9 euro: significa che ognuno dei 22.369 residenti (sono appunto esclusi dal conteggio i villeggianti) riversa in un anno l’equivalente di due mesi di uno stipendio base in videolottery, che è la tipologia di gioco più abusata con 1.583,7 euro in fumo, e slot vere e proprie, che si “mangiano” 1.095,2 euro. Comacchio si piazza piuttosto in alto nella graduatoria nazionale, al 141esimo posto su quasi ottomila comuni, e il suo dato praticamente raddoppia quello del terzo classificato a livello provinciale, che è Codigoro con 1.330,3 euro spesi alle slot nel 2016 (553esimo posto nazionale). In laguna, del resto, ci sono 23,6 apparecchi da gioco ogni mille abitanti, con Fiscaglia che occupa il secondo posto in questa classifica con 14,4 macchinette.

 

Mappa delle giocate pro capite nei comuni dell’Emilia Romagna

 

Al secondo posto della raccolta pro-capite si piazza Cento, con 1.576 euro all’anno e la 404esima posizione a livello nazionale. Ai piedi del podio della spesa pro-capite ci sono Tresigallo, Fiscaglia e Copparo, poi Ostellato e Portomaggiore. Il capoluogo provinciale è ben al di sotto di metà classifica, con 7,4 apparecchi ogni mille abitanti e 778,7 euro bruciati all’anno pro-capite, con prevalenza netta per le slot. In fondo alla classifica, con meno di 600 euro l’anno, ci sono Sant’Agostino, Jolanda, Formignana, Berra, Vigarano Mainarda e Bondeno, che sta a quota 514,3 euro e vicino alla posizione numero tremila.

 

Mappa degli apparecchi per mille abitanti nei comuni emiliani

 

A livello provinciale Ferrara è 30esima in Italia e al sesto posto in Emilia, con 972,9 euro pro-capite giocati nel 2016, con una netta prevalenza di slot sulle videolottery: il numero di apparecchi per mille abitanti è alto, 9,1, dato inferiore solo a quello di Piacenza. In totale la somma complessiva giocata nella nostra provincia è di quasi 339 milioni di euro, contro il miliardo finito nelle macchinette nel Bolognese.

 

La top 20 comuni della provincia di Ferrara per giocate pro capite

 

Classifica delle province emiliane per giocate pro capite

 

Nel complesso Ferrara, intesa come territorio, è da considerarsi tra i più “virtuosi” a livello regionale. Basti considerare che in Emilia ci sono comuni come Reggiolo (Reggio Emilia) che fanno registrare una “raccolta” da macchinette di 4.441,3 euro all’anno, che vale il 53esimo posto nazionale. L’Emilia Romagna, d’altro canto, è la seconda regione italiana per spesa pro-capite in slot e videolottery, con 1.014,1 euro l’anno, seconda (e di un soffio) alla sola Lombardia; al quarto posto, comunque, per spesa complessiva. È invece la prima regione italiana per numero di macchinette ogni 1.000 abitanti. Il computo totale a livello nazionale riporta un giro d’affari di quasi 45 miliardi di euro, più della metà dei quali concentrati nelle prime quattro regioni.

 

Classifica delle province per apparecchi per mille abitanti

 

Tre terapeuti per ottanta malati

 

Crescono al ritmo di due-tre persone alla settimana i ludopatici in carico alla Servizio dipendenze di Ferrara e i gruppi di psicoterapia non bastano mai. Da quest’anno questa patologia è entrata a pieno titolo nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza: il ludopate è un malato  ( presa d'atto che ad un carabiniere è valsa l'assoluzione nel processo per falso ). Ma non è che il riconoscimento ufficiale abbia portato come conseguenza risorse in più da destinare alle cure. «Siamo sempre in tre ad occuparcene - dice Cinzia Veronesi, psicoterapeuta del Ser.D di Ferrara che è anche referente regionale per il gioco d’azzardo - Io, un’assistente sociale (la dottoressa Zanni) e una borsista (dottoressa Zurlo). Tenga presente che sono cinque i servizi territoriali impegnati su questo fronte, ma solo noi di Ferrara facciamo i gruppi psicoterapici. Seguiamo inoltre la prevenzione, con gestori di bar e scuole, e la cura in comunità terapeutica».

 

Ludopatia a Ferrara Crescono al ritmo di due-tre persone alla settimana i ludopatici in carico al Servizio tossicodipendenze di Ferrara. Attualmente sono circa 80 i ludopartici in carico al Sert di Ferrara (a cura di Samuele Govoni, immagini Filippo Rubin)

 

Attualmente sono un’ottantina i ludopatici in carico al Ser.D di Ferrara, di cui una ventina ripartiti all'interno di due gruppi aperti, cui si aggiunge quello per i familiari. Di conseguenza, appena possibile sarà necessario aggiungerne un altro. Chi sono i ludopati in carico? «L'utenza è variegata - elenca Veronesi - si possono incontrare persone di 45-60 anni, come di 30-35: medici, ingegneri, operai, assicuratori, ma anche anziane malate di slot che sono le più faticose da convincere a curarsi. Abbiamo avuto il caso di una 75enne che andava una volta alla settimana, tra le altre, ad una festa a Padova, dove, tramite un meccanismo simile a quello della tombola, si puntano cifre altissime: solo nel luglio scorso aveva perso così quattromila euro. I giovani che praticano il gioco on line? Ce ne sono ma pochi ragazzini si rivolgono a noi, in quanto non è facile ammettere di essere malati. Molti iniziano con i giochi di ruolo per poi scivolare sui siti di scommesse; nel momento in cui avremo maggiore personale disponibile, sarà nostra cura collaborare con le scuole per sviluppare e mettere in atto interventi finalizzati alla prevenzione».

 

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L’incremento più forte si registra sulle slot e sui Gratta e vinci, «le slot hanno la peculiarità di far perdere il senso del tempo al giocatore, innescando così il principio dell'addiction - fa presente la terapeuta - Se nei bar e tabaccherie sono montate in angoli appartati, nei Better tutto l’ambiente è costruito con quel fine, dalla musica incalzante al colore rosso predominante».


Le motivazioni che portano alla ludopatia sono diverse, dai bruschi cambiamenti nelle condizioni di vita, come crisi lavorative o traumi in persone vulnerabili, ad una grossa vincita una tantum, «ho visto casi di persone che hanno vinto 20-30mila euro con tre Gratta e vinci, e poi hanno perso il controllo». Cosa spinge i ludopati a cercare ad un certo punto di curarsi? «Ci sono due strade. La prima è la famiglia, su cui molti di loro possono ancora contare perché hanno sempre avuto vite “normali” prima dell'avvento del gioco - fa presente Veronesi - Ad un certo punto sono i familiari stessi a costringerli, dal momento che non ce la fanno più a gestire la situazione. Altri, invece, si muovono da soli, dopo aver preso coscienza di aver perso il controllo: questa condizione, in persone abituate invece a controllare tutto, anche in posizioni di rilievo, è una molla incredibile».

 

Inizia così il percorso di terapia in cui il gruppo di lavoro è fondamentale, «il valore dell’esperienza che si trasmettono tra loro è insostituibile, dal momento che li aiuta a sentirsi meno soli - è sempre la terapeuta Ser.D a parlare - La priorità sono i debiti, qualche giorno fa ho conosciuto un signore che aveva perso alle slot del casinò 2,5 milioni di euro. Si può guarire dalla ludopatia? Sì, nella misura in cui s’impara a gestire il desiderio, che tornerà inevitabilmente. È come un’onda, che però sale e scende in 20 minuti e si può imparare ad affrontare. Il solo parlarne, poi, riduce il desiderio: persone che hanno smesso di giocare da 4-5 anni continuano ancora a frequentare il gruppo. Soprattutto quando si sta bene, infatti, si tende a dimenticare i momenti peggiori; frequentare il gruppo permette invece di mantenere il contatto con la realtà, aiutando così a tenere bene in mente che il gioco è più forte di loro».


Veronesi è infine cauta sulla legge regionale che introduce divieti, «si parla di multe da 500 euro l’anno per i nuovi contratti, non so quanto siano efficaci».

 

I baristi che dicono no alle slot

 

C’è chi non ha mai voluto le «macchinette» nel proprio locale, perché contrario per principio. E chi, quando ha aperto in centro a Ferrara, si è portato dietro l’esperienza in una sala better, a Portomaggiore, dove aveva «visto persone mettersi in situazioni molto pericolose, vivere per il gioco e farsi molto male». La testimonianza di Daniele Gallo, gestore del bar centrale La Brasiliana di via Mazzini, esemplifica le motivazioni forti dei tre esercenti (tre in tutta la città) che hanno deciso di esporre in vetrofania il marchio Slot FreE-R, non limitandosi quindi a rifiutare le slot ma facendo di questa scelta una bandiera. L’amministrazione comunale che li ha insigniti del premio “Cittadinanza responsabile” chiamandoli un po’ pomposamente «eroi borghesi», loro non pretendono celebrazioni ma certo con questa decisione hanno rinunciato ad un ben gruzzolo di soldi sicuri e magari a qualche cliente.

 

«Le case produttrici le propongono di continuo, offrono anche metà dell’incasso e pure il trattamento fiscale è favorevole - ragiona Riccardo Zaniboni, gestore della Caffetteria Spisani - Però personalmente non ho mai avuto dubbi sulle slot, non mi piace nemmeno la gente che ci gira attorno, tipo i prestasoldi per chi si sta rovinando nel gioco. Da quando ho messo la vetrofania, poi, ho avuto clienti che mi dicono “se le avessi messe su, non sarei più venuto”. Anche due tedeschi».

 

Zaniboni è l’apripista del marchio Slot free, il primo ad aver aderito all’invito dell’amministrazione comunale. «Allora ero l’unico in città, è stata peraltro mia moglie a prendere informazioni sull’iniziativa. Dopo un anno siamo in tre ma vi assicuro che ci sono molti altri bar che non ospitano per scelta le macchinette, anche se non hanno pensato di richiedere ed esporre la vetrofania» dice il gestore del bar, racchiuso in un angolo poco conosciuto della città, via Byron, all’interno di una corte con giardino. Lui non ha esperienza diretta di gioco d’azzardo, «ma sono sempre stato colpito da amici che avevano questa malattia. Guardi, sono convinto di averci solo guadagnato con questa scelta».

 

La logistica del Bar centrale è completamente diversa, si tratta infatti di un locale incastrato nelle via di massimo passeggio della città, ma lo spazio per una slot ci sarebbe ugualmente: «Se uno ha maturato una sensibilità su questo tema, non può avere dubbi - dice il titolare - Nelle sale giochi fanno appendere i numeri di telefono di psicologi e medici ai quali i giocatori si possono rivolgere, ma mi sembra tutto ipocrita».

 

Il terzo locale “slot free” della città è Bar Stella di corso Porta Mare, gestito da Barbara e Mauro Antolini, due fratelli che sono dietro il bancone dal 1980. «Abbiamo sale per ospitare i clienti, ma non abbiamo mai pensato alle slot - racconta Mauro - non ci piace come si riducono le persone giocando. È vero che qui attorno ci sono molti locali dove si gioca, ma non abbiamo mai avuto problemi con i clienti per questa scelta». Si tratta ora di vedere se l’esempio di questi tre esercenti sarà seguito da altri nel 2018, al di là della legge regionale sulla distanza minima dai luoghi sensibili che è ai primi passi.

 

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