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Il museo ebraico apre alla città con Mattarella

Oggi pomeriggio il Capo della Stato a Ferrara. Inaugurazione dell’edificio e nuova mostra

FERRARA. Anni di lavoro, progettazioni, idee. Alla fine anche il complesso lavoro di creare a Ferrara il museo nazionale dell’ebraismo e della Shoah sta raccogliendo i suoi frutti e oggi si tocca una tappa veramente decisiva.

La visita presidenziale. Alle ore 17.30 il Presidente della Repubblica Sergio Matteralla, inaugurerà il restauro di un’altra grossa fetta dell’edificio di via Piangipane che ospita il museo e anche la mostra “Ebrei, una storia italiana - I primi mille anni”.

Il Capo della Stato aveva già seguito con attenzione l’evolversi dei lavori di questo importante contenitori culturale e lo scorso anno a novembre durante una suo viaggio a Tel Aviv aveva assistito alla presentazione in Israele del museo nazionale dell’ebraismo di Ferrara. Al suo fianco ci sarà il ministro della cultura, Dario Franceschini, uno dei principali artefici della realizzazione di questo importante progetto per la città di Ferrara che ha avuto una duplice valenza. La prima è stata quella di riqualificare una zona che da anni era caratterizzata da un forte di stato di degrado dovuto ad un immobile abbandonato dal 1992. La secondo è la riqualificazione con una delle strutture culturali più prestigiose a livello nazionale, in grado di aumentare il tasso di ricettività di uan città d’arte e cultura come Ferrara.

Misure di sicurezza e divieti. La visita ferrarese del presidente Mattarella sarà concentrata in un’ora abbandonante unicamente al Meis e alle 18.40 ritornerà a Roma. Imponente il servizio d’ordine e in occasione della cerimonia di inaugurazione a Ferrara del Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah, oggi dalle 8 alle 20 in via Piangipane tra i numeri civici 58 e 76 e in via Rampari di San Paolo tra i numeri civici 36 e 42 sarà in vigore il divieto di fermata e saranno sospesi gli stalli di sosta a pagamento e l'area di carico e scarico. Gli stessi provvedimenti sono previsti anche domani dalle 8 alle 20 in via Piangipane tra i numeri civici 64 e 76.

La mostra. La rassegna espositiva che verrà inaugurata oggi al Meis “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni” si apre con la visione delle aree di origine del popolo ebraico e delle sue diaspore (la penisola siro-arabica, la Mesopotamia, Canaan e la Terra d’Israele, l’Egitto) fra Israele e la conquista romana della Giudea, dal XII secolo a.e.v. al 70 e.v. In primo piano, alla fine di questa parte introduttiva, è Gerusalemme, nel tragico momento della distruzione del Secondo Tempio. Di qui si passa alla Roma dell’età imperiale e della tarda antichità, per rimarcare anche che la presenza ebraica a Roma è l’unica, nella diaspora occidentale, a essere durata senza interruzione dal II secolo a.e.v. a oggi.

L’itinerario continua con la transizione dall’impero pagano a quello multi-religioso e infine cristiano, fino all’accettazione della presenza ebraica, sia pure in un clima pervaso da un crescente antigiudaismo, sotto papa Gregorio Magno (590-604). Non seguendo più un ordine cronologico, ma geografico, ha poi inizio un viaggio nell’Italia antica, alla scoperta di come, oltre che nell’Urbe, l’ebraismo abbia preso piede e si sia sviluppato in maniera rigogliosa soprattutto nell’Italia del sud e nelle isole. Qui, sebbene la presenza ebraica sia documentata archeologicamente solo a partire dal IV-V secolo, diverse fonti ne provano l’origine nella prima età imperiale, sia fra le altre presenze “orientali”, sia come effetto delle deportazioni del I e del II secolo dalla Giudea. Da sud a nord, il percorso espositivo si snoda lungo tutta la penisola, dalla Puglia sino al Friuli toccando la Sicilia, la Calabria, la Basilicata, la Campania, la Sardegna, l’Emilia-Romagna e la Lombardia.

Al termine di questo viaggio tra le comunità ebraiche della penisola, sono illustrate la diffusione, la varietà e la ricchezza culturale dell’Italia ebraica del Meridione nel periodo della sua massima fioritura, fra il VII e l’XI secolo, quando il “popolo del libro” ritrova l’uso dell’ebraico e lo dispiega in tutte le sue possibili manifestazioni: dalla copiatura dei manoscritti alla redazione di testi letterari o scientifici. Fra l’alternanza delle dominazioni longobarda, bizantina e musulmana, in questo periodo si fa, dunque, strada un’originale cultura ebraica “italiana” a tutto tondo.

Il futuro restauro. La costruzione dei restanti edifici moderni, connotati da volumi che richiamano i cinque libri della Torà, comincerà all’inizio del 2018, per arrivare a conclusione nel 2020, anche perché i finanziamenti sono già statai approvati.

Nella sua configurazione finale, oltre agli spazi già citati, il complesso comprenderà anche: accoglienza al pubblico, MEIShop, biblioteca, archivio e centro di documentazione e catalogazione, ristorante e caffetteria, auditorium, laboratori didattici, dando così vita a un grande complesso museale e culturale.


 

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