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Al salvataggio di Carife sono mancati 4 giorni

Il presidente Fitd, Maccarone: il 26 novembre 2015 erano pronti i fondi Il 22 novembre ci fu invece l’azzeramento. Cappellari (Amici): sconcertante

Sarebbero bastati altri quattro giorni per salvare Carife e le altre tre banche dal default. «Sconcertante» denunciano gli Amici della Carife dopo aver ascoltato le audizioni della Commissione parlamentare sulle Banche e soprattutto le dichiarazioni del presidente del Fitd (il Fondo interbancario di tutela dei depositi) Salvatore Maccarone a proposito del varo del Fondo volontario che avrebbe salvato le quattro banche, definito appunto quattro soli giorni dopo la risoluzione del 22 novembre 2015. C’è però da aggiungere che lo stesso Maccarone, il 13 dicembre scorso in commissione, ha chiarito che l’intervento non avvenne «perché non si fece in tempo, la situazione delle banche si deteriorò», ed a domanda specifica ricordato che «una delle banche era in una situazione d’incapacità di operare», e che in quei casi «è questione di ore, non di giorni, la Bce il giorno dopo mette in liquidazione la banca». Resta da capire perché si trascinò Carife fino alla illiquidità e all’incapacità operativa, quando i veti dell’Ue sull’aumento di capitale del 30 luglio 2015 erano noti da molti mesi, come pure la disponibilità a dire sì al Fondo volontario: toccherà al ministro Padoan, hanno detto diversi commissari, sciogliere nell’audizione di oggi questo nodo.

L’audizione di Maccarone è stata chiesta al presidente Casini proprio dagli azzerati, premette Marco Cappellari (Amici Carife). «L’intervento del presidente Maccarone - continua Cappellari - incalzato dalle domande dei parlamentari, ha portato dettagli shoccanti sulla vicenda». C’è da dire anzitutto che Maccarone, esperto di diritto, ha difeso a spada tratta la correttezza dell’intervento nel capitale di Tercas, anticipatore della ricapitalizzazione diretta di Carife, «non ho alcun dubbio che l’opposizione della Commissione Ue sia illegittima»: il provvedimento su Tercas è stato impugnato dallo Stato italiano, dallo stesso fondo e pure da Bankitalia, e la Corte di giustizia europea deve decidere. Cos’accadde quindi in quei 4 mesi «misteriosi», li definisce Cappellari, tra luglio e novembre 2015? A inizio novembre 2015, stando alle risposte in commissione di Maccarone, il Fitd era pronto a varare l’aumento di capitale che avrebbe salvato Carife ed evitato l’azzeramento di 4.000 obbligazionisti e 28mila azionisti. Allo stesso modo avrebbe fatto per le altre tre banche (Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti), «anche se per Carife l’intervento di salvataggio era ancora più giustificato in quanto avvalorato da un iter completato dal voto dell’assemblea degli azionisti. Va ricordato inoltre - continua Cappellari - che, secondo lo statuto del Fitd del 2015 art. 29, il Fondo interviene nel salvataggio delle banche commissariate solo quando sussistono concrete possibilità di risanamento. Quindi Carife, a differenza di quanto dichiarato da Roberto Nicastro (presidente delle 4 banche ponte, tra cui Nuova Carife) nell’audizione alla commissione banche il 5 dicembre, aveva possibilità di riprendersi».

Maccarone ha detto che solo a inizio novembre 2015 si ebbe la certezza del veto della Commissione Europea e quindi il Fitd, attraverso una forzatura giuridica, inventò lo Schema volontario che non correva lo stesso rischio di incorrere nell’accusa di aiuti di stato. Qui i commissari, in particolare Giovanni Paglia (Si) e Alessio Villarosa (M5s), hanno insistito molto sulle date. A inizio novembre è sicuro che Commissione Ue avrebbe bocciato interventi di salvataggio del Fitd con lo schema obbligatorio. L’11 novembre si riunisce d’urgenza il Consiglio Fitd e delibera la nascita dello schema “volontario”, meccanismo che consente di fare l’aumento di capitale per il salvataggio delle 4 banche. Servono però altri brevi passaggi tecnici: il 19 novembre due commissari dell’Unione europea (tra cui Vestager) danno il via libera alla nascita dello schema volontario ma il 22 novembre il percorso di salvataggio viene approvato dal Consiglio dei ministri il decreto Salvabanche che attua la risoluzione delle 4 banche e l’azzeramento dei risparmiatori.Il 26 novembre 2015, quei famosi 4 giorni dopo, il Fitd completa i passaggi tecnici e sarebbe pronto ad erogare le somme utili 2 miliardi per effettuare gli aumenti di capitale che avrebbero salvato le 4 banche. La risoluzione, ha conteggiato Maccarone, è costata 1,7 miliardi in più al sistema, ma mandare le quattro banche in liquidazione avrebbe significato dover trovare 12 miliardi per coprire i rimborsi dei depositi.

«I 4 giorni che separano il 22 novembre dal 26 novembre - commenta Cappellari - fanno rabbrividire». Ora tornano governo e Bankitalia sulla graticola della Commissione.

Stefano Ciervo

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