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«La risoluzione Carife Non si poteva aspettare»

Il ministro Padoan in commissione: pochi giorni per risolvere la crisi di liquidità Paglia (Si): già a marzo 2015 la banca era indirizzata all’azzeramento dei titoli

Il governo scarica su Bankitalia e in subordine sull’Ue il peso dell’accelerazione che ha portato alla risoluzione di Carife e delle altre tre banche, quattro giorni prima dell’avvio del salvataggio da parte del Fondo interbancario. Lo si evince dalle risposte del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, alle domande della Commissione banche. Al di là delle polemiche politiche su Etruria, infatti, Padoan ha ricostruito così le settimane precedenti alla risoluzione del 22 novembre 2015: «Il 10 novembre, all’esito delle interlocuzioni con la commissione europea, la Banca d’Italia ha informato per le vie brevi il Mef che le tra banche (Carife, Etruria e Marche, ndr) e la Cassa di Risparmio di Rieti, anch’essa in amministrazione straordinaria, evidenziavano una grave crisi di liquidità, che poteva essere sostenuta solo per pochi giorni». Bankitalia quindi aveva messo fretta al governo, di più aveva «rappresentato l’esigenza di avviare le quattro banche alla risoluzione, non appena fosse stato in vigore il decreto legislativo di recepimento della Brrd (approvato in via definitiva il 13 novembre 2015) e ha delineato un possibile schema d’intervento». Di conseguenza, Padoan non vedeva alternative alla risoluzione, «l’unica era la liquidazione con conseguenze ben più gravi sui risparmiatori».

Giovanni Paglia (Si) che ha assistito a tutta l’audizione durata oltre due ore e mezza, si è soffermato su un passaggio specifico: «Il ministro Padoan ci ha dato una notizia. Fin da marzo 2015 le 4 banche poi mandate in risoluzione a novembre erano indirizzate verso il burden sharing. Ciò significa - continua Paglia - che obbligazionisti subordinati e azionisti erano stati già condannati a perdere tutto con più di sei mesi d’anticipo. Peccato che nessuno ne fosse a conoscenza, né il mercato né i singoli risparmiatori, a cui invece per mesi veniva ancora raccontata, come nel caso di Carife, la favola della risoluzione positiva grazie all’intervento del Fitd». In realtà a rispondere nello specifico alle domande di Paglia è stato Alessandro Rivera, dirigente del Mef, che ha parlato della possibilità di applicare una versione “soft” del burden sharing, tipo Montepaschi, che non prevedeva l’azzeramento degli obbligazionisti ma eventualmente conversioni di obbligazioni in azioni. Per chiudere il quadro manca l’audizione del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che dovrà spiegare i termini dell’urgenza dell’intervento in prossimità del salvataggio Fitd.

Stefano Ciervo

(servizio a pagina 3)

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