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«Meglio in Spagna: Igor marcirà in cella». Il falso mito dell’inflessibilità degli altri

Sistemi penali a confronto: non è scontato che il killer venga trattato con maggiore severità, spiega il professor Bernardi (Unife)

FERRARA. Appare pressoché unanime, tra i commenti sull’arresto di Igor, il compiacimento per la cattura in Spagna accompagnato dalla convinzione che nel Paese iberico possa essere trattato con maggiore intransigenza e rigore perché «là la giustizia non scherza e Igor pagherà davvero per quello che ha fatto».

Ma è davvero così? In realtà il sentire dell’opinione pubblica non è confortato da circostanze oggettive. Abbiamo interpellato sul tema il professor Alessandro Bernardi, ordinario di diritto penale a Unife ed esperto di diritto europeo. «Non è affatto scontato che Igor venga punito con maggiore severità, anzi. Basti ricordare che fino a non molto tempo fa in Spagna non era nemmeno previsto l’ergastolo, e la massima pena detentiva era di 20 anni. Il carcere a vita è stato reintrodotto solo nel 2015, per l’emergenza terrorismo, e viene applicato solo in pochissimi casi, e non sempre per l’omicidio».

Voci da Campotto: troppo sangue versato Dopo la cattura di Igor, parlano gli abitanti della "zona rossa" di Campotto: «Pensavo fosse morto: meglio così, pagherà le sue colpe. In Spagna mica scherzano». (video Federico Vecchiatini) LEGGI L'ARTICOLO


Per aprire un inciso, a mo’ di esempio: l’altro caso di cronaca ferrarese diviso tra Italia e Spagna, quello dell’uccisione di Marcello Cenci a Valencia, potrebbe avere un esito meno pesante proprio nel caso la competenza territoriale - ancora al vaglio di Eurojust - venga attribuita alla Spagna. Perché mentre in Italia la condanna all’ergastolo potrebbe essere comminata, lo stesso non accadrebbe di fronte a un tribunale spagnolo.

Tornando al caso di Igor, l’esito del processo per il triplice omicidio commesso il 14 dicembre a Teruel potrà dipendere da alcune varianti: «Bisogna vedere se quel tipo di crimine rientra nello stringatissimo elenco di reati per i quali il codice spagnolo prevede il carcere a vita. L’omicidio in sé non è tra questi. Bisogna vedere se l’uccisione di due agenti della Guardia Civil sarà configurata come aggressione allo Stato», osserva il professore.

Insomma quel comune sentire su una presunta maggiore intransigenza della giustizia spagnola potrebbe essere profondamente sbagliato. Così come il timore di sconti di pena e uscite anticipate in caso di detenzione in Italia. È vero che Igor ha potuto godere di quasi due anni di abbuono sulla condanna per rapina, ma è assai poco probabile che questo possa ripetersi ancora, dopo il “salto” criminale da rapinatore a pluriomicida. «In Italia in caso di ergastolo la libertà condizionata scatta dopo 26 anni di detenzione, fatte salve riduzioni di pena che possono abbassare questo limite a 21 anni. Ma questo solo con la comprovata cessata pericolosità sociale del detenuto e del pericolo di reiterazione del reato. Il caso di Igor è di una gravità estrema e dubito che possa accedere con facilità a queste misure. Non dimentichiamo che in Italia ci sono parecchi casi di persone che si trovano in carcere da più di trent’anni».

Alessandra Mura
 

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