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«Anziano ricoverato tardi» La rabbia dei familiari

Masi Torello, il 93enne con difficoltà nel bere è finito più volte al pronto soccorso La nipote: si nutre solo con la flebo, queste sono cose che non possiamo fare noi

MASI TORELLO. Questa è una delle tristi storie che toccano o possono toccare tutte le famiglie, se poi questo accade nel periodo delle festività natalizie i disagi aumentano, assieme alla tristezza. Il caso di cui parliamo è associabile alla parola dignità, quella che più di una volta viene utilizzata da una donna che vive nel cuore della provincia ferrarese e che in questi giorni si è trovata con altri famigliari ad affrontare notevoli disagi per le condizioni di salute di un parente dell’età di 93 anni, residente nel Comune di Masi Torello. I primi problemi sono iniziati domenica 17 dicembre, quando la figlia dell’anziano ha chiamato il 118 perché la badante e lei stessa non riuscivano più a farlo bere. Immediato l’intervento dell’ambulanza, che ha trasportato l’anziano all’Ospedale Sant’Anna di Cona, dove l’uomo attraverso flebo è stato curato, ma dopo poche ore è stato rimandato a casa. La scena si è ripetuta alcune altre volte nei giorni successivi, finché la vigilia di Natale - dietro insistenze dei famigliari - l’anziano è stato finalmente ricoverato al Sant’Anna, dove si trova tuttora.

«Non è possibile si verifichino situazioni di questo genere - ci spiega la nipote del 93enne masese -, soprattutto per assicurare la dignità a queste persone, oltre che per le difficoltà di noi famigliari che non abbiamo esperienze mediche per assistere i nostri cari. Abbiamo chiamato più volte il 118, ma non sappiamo perché il personale sanitario non ha pensato a ricoverare il nostro caro. Non riesce a bere se non con la flebo, come pensano possa sopravvivere? L’unico modo per dargli dei liquidi e tenerlo così in vita è quello di utilizzare la flebo, ma non è possibile che sia uno di noi o la badante a farlo. E in questo modo, poi, considerando che il nostro parente è stato sempre riportato a casa abbiamo anche dovuto pagare il servizio dell’ambulanza, oltre che fare avanti e indietro ogni sera per seguire i sanitari fino all’ospedale di Cona».

«Le strutture sanitarie - conclude - devono aiutarci nel prenderci cura delle persone malate, perché noi non abbiamo gli strumenti per farlo».

Davide Bonesi

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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