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Igor, caccia ai complici in due province e tre stati

Desideri (carabinieri): fondati elementi su Austria e Serbia oltre che Spagna A Bologna puntano a risultati concreti in sei mesi. Fiutato 8 volte il Dna del killer

Norbert Feher, alias Igor Vaclavic, resta al centro dell’attenzione dei carabinieri di Ferrara anche dopo la sua cattura. E non poteva essere altrimenti, visto che i delitti del killer serbo, prima nelle province di Ferrara e Bologna, e poi in Spagna, hanno segnato con il sangue un anno quasi per intero. Così il comandante provinciale dell’Arma, Andrea Desideri, tracciando un bilancio dell’attività dei carabinieri nel 2017, ha tenuta viva la traccia che conduce al killer detenuto nel carcere di Saragozza, in vista delle decisioni relative a estradizione e disponibilità processuali, e nel contempo anche le piste investigative che portano ai complici. Il dossier ferrarese è insomma ben aperto, anzi spalancato, e l’attenzione degli inquirenti si concentra su due aspetti: il mandato di arresto europeo per le tre rapine del 2015, che rinforza la radice locale della storia criminale di Igor; e la caccia a chi ha favorito la fuga del killer, in Italia e Spagna, ma anche in Austria e in Serbia.

È forse quest’ultima la novità più importante di questo fine anno, stando anche a quanto riferito in parallelo, in una seconda conferenza stampa, dal comandante dei carabinieri di Bologna, Valerio Giardina. «Le indagini sui fiancheggiatori proseguono in collaborazione con le forze di polizia spagnole» ha riferito Desideri, rivelando che «c’erano contatti già a inizio luglio, con polizia e autorità giudiziaria iberiche. Ma proseguono le indagini anche in parallelo in Serbia e Austria, oltre che naturalmente in Italia, perché ci sono fondati elementi che portano lì». Giardina ha aggiunto particolari: già a metà aprile erano attive le indagini sugli appoggi al killer serbo, con «intercettazioni telefoniche, ambientali, pedinamenti che hanno permesso l’individuazione di chi gli ha dato una mano», delle cellule di riferimento della latitanza e dei canali sfruttati per uscire dall’Italia. Entro metà 2018, ha concluso il comandante dei carabinieri di Bologna, si prevedono dei risultati, intanto si sta lavorando su di un’informativa sulla rete dei fiancheggiatori «composta da un numero di persone non inferiore a dieci e non superiore a cento».

L’altra questione in sospeso è la trasformazione del mandato di arresto per le rapine commesse in territorio provinciale, emesso l’11 novembre 2016, in mandato europeo. La Procura ha già inoltrato al tribunale di Ferrara la richiesta d’internazionalizzazione, informa Desideri, «prevedibilmente a gennaio sarà notificato a Igor: non vogliamo lasciare intentato nulla». Ieri è tra l’altro circolato un video inedito dell’omicidio del barista di Budrio.

Per quanto riguarda i difficili mesi seguiti ai delitti di Budrio e del Mezzano, è stato Giardina a rivendicare a voce alta il lavoro dell’apparato di sicurezza imperniato sui carabinieri, «a volte sottovalutato», che ha avuto il merito di «aver bloccato la velleità criminale, impedendo la prosecuzione della scia di sangue». I numeri sono imponenti: 1.600 pattuglie di carabinieri impiegate nelle due province, di cui 300 di Tuscania e Cacciatori di Calabria, 963 di squadre operative di supporto e aliquote di primo intervento, 350 i posti di osservazione e allarme predisposti, 1.820 gli edifici rastrellati, 102 le scansioni dinamiche con camera termica, 81 perlustrazioni con cani, di cui otto con risultati positivi. Si è trattato, cioè, di tracce fiutate con riscontro del Dna del fuggitivo. A Ferrara in quel periodo sono state arrestate 20 persone con reati contro il patrimonio, con 12 chilogrammi di droga sequestrati.

Stefano Ciervo

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