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Risarcimenti agli azionisti Decisione Acf in chiaroscuro

La pretesa risarcitoria di un ex azionista delle quattro banche risolte non è stata accolta dall’Arbitro per le controversie finanziarie della Consob, che ha bocciato la richiesta di risarcimento di...

La pretesa risarcitoria di un ex azionista delle quattro banche risolte non è stata accolta dall’Arbitro per le controversie finanziarie della Consob, che ha bocciato la richiesta di risarcimento di 10.283,50 euro perché non ci sono «adeguate evidenze» dell’obbligo da parte della banca di un «monitoraggio continuo» sulle azioni già emesse, tale da poter avvertire il risparmiatore del rischio di azzeramento che stava correndo. Per questo la decisione 169 pubblicata ieri dall’Acf è un punto in sfavore dei risparmiatori impegnati nelle varie azioni risarcitorie nei confronti di Carife-Bper. La prima parte della decisione, però, apre le porte ad un principio decisivo per il buon fine di ogni azione futura: dev’essere la banca ponte, a rispondere degli eventuali risarcimenti. Resta da compiere il passaggio ultimo, da banca ponte a banca acquirente, nel caso ferrarese Bper. «Il collegio - si legge a pagina 7 del dispositivo, che non nomina come prassi la banca interessata - vuole affermare che i clienti della Vecchia Banca, ai quali quest’ultima abbia collocato azioni di propria emissione ponendo in essere comportamenti violativi del quadro normativo in materia di prestazioni di riferimento in materia di prestazione di servizi d’investimento, così come avrebbe potuto avanzare pretese risarcitorie nei confronti della Vecchia Banca (...), allo stesso modo non possono non ritenersi legittimati a procedere in tal senso anche nei confronti della Nuova Banca che - per quanto sopra rilevato - è da ritenersi subentrata, senza soluzioni di continuità, nelle situazioni giuridiche attive e passive facenti capo alla vecchia Banca». Le eccezioni devono essere «quelle specificamente escluse». Non per questo «verrebbe frustrato lo scopo fondamentale della procedura di risoluzione - dice l’Acf - individuato nel far ricadere in primo luogo sugli azionisti e sugli obbligazionisti subordinati della Vecchia Banca le conseguenze dell’insolvenza».

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