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Fusione con Ravenna Una nuova fumata nera

Mancata intesa nell’incontro di ieri alla Conferenza Stato Regioni Il Governo ha ora 20 giorni di tempo per l’eventuale approvazione  

di Gian Pietro ZerbiniMancata intesa. È questo il responso che è comparso al punto 4 dell’ordine del giorno della riunione di ieri della Conferenza Stato Regioni che doveva sciogliere il nodo che tiene bloccato la riforma delle Camere di commercio. Un’altra fumata nera quindi per il processo di fusione tra la Camera di Commercio di Ferrara e quella di Ravenna. Un processo ben avviato ma che ha avuto un clamoroso stop dopo che la Corte Costituzionale ha dichiarato nelle settimane scorse illegittimo il decreto di riordino delle Camere di commercio del 2016, che prevedeva la fusione per quella camere territoriali con un numero inferiore a 75mila imprese iscritte. Questo perché il Governo nell’emanare il decreto non ha acquisito formale intesa in sede di conferenza Stato-Regioni, un passaggio che invece è considerato obbligatorio. Venendo meno questo parere, alcune regioni come Lombardia, Toscana, Puglia e Liguria avevano presentato dei ricorsi che sono stati accolti dalla Consulta. “Figlio” di questo articolo, giudicato illegittimo dalla Corte Costituzionale, è da considerare il decreto del ministro Calenda dello scorso 8 agosto, con il quale si nominavano i commissari ad acta e le nuove 70 Camere di Commercio nata dalle fusioni di enti camerali, tra cui appunto il matrimonio tra Ferrara e Ravenna. Unione che proprio di recente ha innescato una serie di polemiche tra le associazioni di categoria ferraresi per la scelta del futuro presidente. Formalmente però il decreto Calenda, anche se illegittimo, rimane in vigore fino a quando il Governo non decide come affrontare la questione.

È arrivato comunque con quello di ieri un nuovo ed eloquente stop a questo processo di fusione tra le Camere di commercio dopo che nella precedente Conferenza Stato Regioni del 21 dicembre scorso, era stata slittata la decisione alla successiva riunione, quella di ieri.

Cosa succede adesso? È un punto interrogativo che solo il Governo a questo punto può rispondere nella sua collegialità.

Entro 20 giorni, e quindi a fine mese, il Consiglio dei ministri ha tempo per l’eventuale approvazione del provvedimento con deliberazione motivata, recante le ragioni che hanno reso impossibile l’intesa sul decreto concernente la ri determinazione delle circoscrizioni territoriali delle Camere di Commercio. A questo punto il commissario ad acta, Mauro Giannattasio, nominato da Calenda lo scorso agosto per avviare il processo di fusione tra le Camere di Ferrara e Ravenna è in attesa di direttive proprio dal ministro. Con questa situazione le due Camere di commercio continuano ad operare separatamente.

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